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DiDamiano Zito

I Tagli alla Ricerca…anche Nucleare

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nei giorni scorsi è andato a visitare il Laboratorio Europeo per la Ricerca Nucleare. Il Cern è il laboratorio più grande al mondo per quanto riguarda la fisica delle particelle e ha sede a Ginevra, periferia ovest. Proprio qui, al confine tra la Francia e la Svizzera è nato nel 1989 il World Wide Web, cioè quel www che tutti i giorni digitiamo sui nostri computer per navigare sui siti internet. L’esperimento del www una volta testato nella prima rete di computer del Cern è stato reso pubblico il 30 aprile del 1993 e questa rivelazione ha aiutato ad estendere in tutte le sue potenzialità la “rete delle reti”, quella che oggi conosciamo col nome di Internet.

Ai progetti del Cern lavorano e collaborano migliaia di scienziati di venti Stati membri fra cui un numero consistente di italiani (circa 1500 su 6000). E oggi i quattro maggiori esperimenti di accelerazione di particelle sono condotti proprio da quattro fisici italiani. Si chiamano Fabiola Gianotti, Pierluigi Campana, Paolo Giubellino e Guido Tonelli.

È curioso però come l’Italia investa poco denaro per la ricerca scientifica nonostante nel frattempo gli italiani riescano a raggiungere ottimi risultati specie in progetti di ricerca all’estero (dati Ocse).

Sono meno curiose le ultime manovre economiche del Governo che ha deciso di assimilare la ricerca scientifica fra le voci dei “tagli alla spesa pubblica” diminuendo così anche i fondi per il Cern.

Uno studio recente dell’Unione Europea, basato su ben 25 diversi parametri, dimostra in effetti che l’Italia è un Paese che crede poco nell’innovazione. La classifica del rapporto è stilata in gruppi: i primi due sono quelli con un tasso di innovazione elevato e vi appartengono paesi come quelli scandinavi, la Germania, la Francia o il Belgio. L’Italia sta all’ultimo posto del terzo gruppo su quattro, subito dopo ci sono i paesi dell’est con uno scarso tasso di innovazione.

Il Capo dello Stato parlando ai ricercatori ha detto: “Anche in questa fase di tagli della spesa pubblica, di rigore in seguito all’accumulo di un grande stock di debito pubblico, ritengo che questi tagli non possano essere fatti con il machete. Non si possono mettere sullo stesso piano tutte le spese”. Ha poi aggiunto: “Ci sono voci di spesa che non possono essere sacrificate in modo schematico e alla leggera perché sono in un certo senso dei finanziamenti dati ai nostri giovani, alla scienza e al nostro futuro”. Come non essere d’accordo?

articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

Photo Credits | solarnu


DiDamiano Zito

2011: L’Anno Dei Giovani e Della Disoccupazione

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Il 2011 dovrebbe essere l’anno dei giovani, o almeno così ha fatto intendere il Presidente della Repubblica che ha dedicato il discorso di fine anno a chi oggi deve compiere delle scelte per il proprio futuro, esortando così il mondo politico affinché ci sia un “impegno comune per raccogliere le sfide di questo grande tornante storico”.

Ma a giudicare dagli argomenti di cui discute oggi il Paese francamente sembra che l’obiettivo di interesse unitario su cui tutti avevano promesso di concentrarsi si stia piano piano allontanando.

Eppure i segnali per metterci sull’attenti ci sono tutti. L’ultimo campanello d’allarme arriva direttamente da Washington: secondo il Fondo Monetario Internazionale infatti per l’Italia si abbassano le stime di crescita previste per il prossimo anno. Le imprese italiane nel frattempo aspettano che le promesse di detassazione della produttività e altri interventi già annunciati si realizzino il prima possibile.

C’è una voce in Italia che però inascoltata, è quella dei giovani che – dice il presidente Giorgio Napolitano – denunciano un vuoto e sollecitano risposte.

Consultando la banca dati “Noi Italia 2011” fornita dall’Istat in effetti emerge un quadro allarmante. La disoccupazione giovanile al 25,4 per cento è di per sé un fenomeno preoccupante, ma andando ad analizzare più a fondo le statistiche esce fuori un risultato che dovrebbe far riflettere ancora di più visto che il 2011 è anche l’anno delle celebrazioni per l’Unità d’Italia. Infatti altro che festeggiamenti: la disoccupazione giovanile va via via aumentando se si guardano i numero dal Nord verso Sud. La Sardegna ha un tasso di disoccupazione dei giovani elevatissimo, pari al 44,7 per cento. Subito dopo ci sono la Sicilia, la Basilicata e la Campania con il 38 per cento, a seguire la Calabria, la Puglia, il Lazio (che si assimila alle regioni del Mezzogiorno), e via elencando. Stesso discorso per gli altri indicatori, come il tasso di inattività, o il numero di giovani che non lavorano e non studiano (i cosiddetti Neet).

Per fronteggiare questi problemi il Governo ha presentato la sua ricetta. Si tratta di circa un miliardo di euro da investire per effettuare un monitoraggio sul mercato con un conseguente piano per l’orientamento scolastico e una banca dati sempre aggiornata con le figure più richieste nel mondo del lavoro. Poi però il ministro Giorgia Meloni ha spiegato che i giovani, pur senza generalizzare, hanno una certa “inattitudine all’umiltà”. Ecco, a volte è meglio tacere.

articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

Photo Credit: renjith krishnan / FreeDigitalPhotos.net