Segnalibri del 9 marzo 2011

Articoli dal 6 marzo 2011 al 9 marzo 2011:

Se non ora quando?

Se non ora, quando? Oggi, hanno detto le donne in piazza.

Sto rientrando da Piazza del Popolo dove era in corso la manifestazione dell’orgoglio femminile in contemporanea con altre centinaia di piazze italiane.

Ho trovato tanta, tantissima gente, più di quanto avevo immaginato, perché forse ho sottovalutato l’intensità della campagna a sostegno dell’evento. Eppure la gente ha reagito, segno che c’è ancora qualcuno in Italia che si indigna per i bunga-bunga del premier. E – sia chiaro – non è moralismo o spionaggio dal buco della serratura.

Interpreto la reazione della gente come una sorta di “basta non ne possiamo più”, perché effettivamente i problemi del Paese non sono i festini di Arcore. La risposta della piazza la classifico sempre positiva e anche se questa manifestazione non è stata indetta con lo scopo di chiedere le dimissioni di Berlusconi è innegabile che tanta gente oggi desiderasse mandarlo a casa per andare alle elezioni. Il punto però è che recarsi alle urne vorrà dire che ancora una volta la gente andrà a votare col naso turato. Insomma, pare che sia sempre il momento giusto affinché il Governo cada, poi però ci si rende conto che forse non è il caso. Ma se non ora, quando?

Il Governo vieta l’installazione dei router

di Damiano Zito per Il Fatto Quotidiano

Vietato installare un modem a  casa nostra? Sembra proprio così. Lo scorso 15 dicembre è entrato in vigore il decreto legislativo che prevede una multa dai 15 mila ai 150 mila euro per chi installa autonomamente un modem senza rivolgersi a un professionista iscritto all’appo – sito albo.

Si tratta dell’attuazione da parte del governo a una direttiva della Comunità europea, nata con lo scopo di annullare eventuali monopoli nel commercio di “apparecchiature terminali di telecomunicazioni”, cioè modem, router e altri dispositivi utilizzati per le connessioni alla rete Internet.

Per garantire un mercato più libero, gli stati membri dell’Unione europea devono cancellare ogni eventuale “diritto esclusivo” di organismi che operano nel settore delle comunicazioni. Per recepire le richieste della Ue, il governo ha varato un testo che ha aperto un’ampia discussione in Rete dopo la denuncia lanciaa ta dal blog dell’esperto Stefano Quintarelli. Entro 12 mesi, infatti, il Ministero dello Sviluppo Economico dovrà stabilire i criteri di applicazione della legge. Ma, oltre ad individuare le qualifiche che le imprese dovrebbero avere per effettuare l’allaccia – mento, il collaudo e anche la manutenzione degli apparecchi, il ministero sarà tenuto a specificare quei casi in cui “gli utenti possono provvedere autonomamente” all’installazione dei router.

E da qui ai 12 mesi successivi che succede? Su Sette, il settimanale del Corriere della Sera, l’avvocato Fulvio Sarzana ha spiegato che “fino ad allora tutto è vietato”, dunque anche i singoli cittadini rientrerebbero nella categoria di “utenti” citati nella legge. Eppure di obblighi per i singoli cittadini nella direttiva Ue non si trova traccia. Allo stato dell’arte, sembra difficile davvero che singoli utenti possano essere multati perché installano un router. Ma che senso hanno regole che poi non si possono applicare?

Il corteo degli studenti che si prende gioco del potere

Ieri alle sei del mattino mi trovavo su una delle banchine di Roma Termini e avevo con me qualche copia di quotidiani per il viaggio fino in Calabria. Tra l’odore di cornetti caldi che portavo assieme ai giornali e quello di piscio, che come è noto è caratteristico del posto, i miei neuroni sempre tardi a partire, si sono attivati e mi sono svegliato. Ho avuto il tempo di leggere con calma le notizie (non capita tutti i giorni) e quanndo dal treno ho letto i primi lanci della diretta di Repubblica ho subito intuito che quello che auspicavo si stava realizzando. I ragazzi che ieri hanno manifestando beffando Governo, forze di polizia e giornalisti sono stati semplicemte geniali per dei motivi molto semplici e banali, ma efficaci contro le provocazioni di Gasparri e La Russa.

Immaginate le facce di chi ieri a piazzale Aldo Moro non ha trovato la folla calda di studenti che si aspettava e che solo in un secondo momento. Sono state geniali le false notizie comunicate e prontamente ripubblicate dai giornali, e vengo alla diretta di Repubblica: uno dei primi flash riguardava lo sterco scaricato davanti la villa del ministro La Russa. Chi si è recato non ha trovato nulla – ha scritto Repubblica. Di sicuro – si leggeva – i ragazzi avranno sbagliato villa.

Mi è scappato un sorrisetto perché ho capito che invece gli studenti con molta probabilità si erano presi di gioco dei giornalisti.

È stato bello leggere che le cose andavano bene a Roma e che migliaia di persone hanno ricevuto molta solidarietà dalla gente per strada, è un segnale positivo, molto positivo. Avrei voluto vedere il centro di Roma libero dal caos almeno per una volta, senza auto e pullman turistici bloccati davanti al Campidoglio.

Insomma, credo che la risposta data ieri sia stata la più alta in grado possibile e questo va riconosciuto a tutti gli studenti che hanno manifestato pacificamente e alla faccia di Gasparri.

foto: Repubblica

httpv://www.youtube.com/watch?v=4PZxSKvNnkc

La guerriglia romana e i perché della protesta contro la riforma

I video qui di seguito sono dei servizi del sottoscritto per DirittodiCritica.com. In ordine di sequenza, il primo è quello più recente: sono le immagini della guerriglia che ha interessato il centro di Roma, da Corso Vittorio Emauele, fino a via del Corso e Piazza del Popolo.

Il secondo video invece risale alla manifestazione precedente del 30 novembre, un video più “leggero” e breve con intervista ad un ricercatore.

Buona visione.

La guerriglia:

httpv://www.youtube.com/watch?v=mrKbxFBxPxY

I perché della protesta:

httpv://www.youtube.com/watch?v=NhZs1HmSY2Q

Un passo indietro, un passo avanti

Il malessere avvertito dalla generazione dei giovani è sfociato in una manifestazione nei giorni scorsi che si è trasformata da pacifica a violenta e che ha interessato il centro di Roma. La capitale è stata assediata e messa a ferro e fuoco con scene che riportano agli anni di piombo, a quelle lotte di una violenza che aveva l’obiettivo di distruggere ogni cosa, anni in cui chi scrive non era ancora nato. Le violenze di oggi ricordano un periodo vecchio e buio dell’Italia e nonostante il tempo passato, in filigrana si intravedono ancora le immagini di quei giorni.

Da settimane cerchiamo di raccontare in questa rubrica i disagi di una generazione senza futuro, che magari scappa dal Sud verso il Nord per poi trovarsi un posto da precario nella città che la accoglie.

La rapina del futuro ai giovani sta causando uno scontento sociale e il gap, cioè la distanza di età che separa la classe politica da chi invece dovrebbe già avere un ruolo affermato nella società, non aiuta a placare le tensioni.

Questa rievocazione del passato purtroppo è qualcosa di vecchio che non contribuisce a creare niente di nuovo. L’emulazione dei movimenti autonomi degli anni di piombo sono cosa vecchia, è vecchia ogni cosa che si cerca di imitare e non basta la rabbia e la distruzione a cambiare le cose.

Sono molti i problemi che affliggono gli under 40 che oggi non riescono nemmeno a lasciare la casa dei genitori. Gli affitti insostenibili e le banche che non accendono mutui alle giovani coppie non aiutano a migliorare questa situazione. Sono infatti false le pubblicità delle banche che sponsorizzano nuove formule per i “bamboccioni” che vogliono prendere casa.

Questi giovani trentenni e quarantenni che scendono per strada con gli studenti lo fanno perché sono precari da decenni, salgono sui tetti per manifestare il disagio di essere ricercatore e per dissentire dai tagli alla cultura e alle università.

La rabbia e la disperazione stanno attraversando sicuramente tutta l’Europa: i fatti di Londra, Parigi, Atene non sono così distanti da quelli italiani, ma ciò non deve giustificare il teppismo.

Gran parte dei giovani non si sente più rappresentata dall’attuale classe politica composta da gente spesso sorpresa con le mani in pasta a rubare soldi pubblici per interessi privati.

Abbiamo urgente bisogno di un ricambio generazionale specie in questo senso, per farlo – lo ripetiamo – non serve distruggere, ma creare, produrre e sviluppare nuove idee e progetti. Le azioni violente ci riportano solo indietro, noi dobbiamo fare passi in avanti.

articolo pubblicato su l’Isola – quindicinale siciliano

foto: Emilio Fabio Torsello (DirittoDiCritica.com)

Zit(t)o a Colori – Giovani in rivolta

Carissimi lettori, come ogni venerdì si rinnova l’appuntamento con “Zit(t)o a Colori”, programma di attualità politica e socio-economica di CaffèNews.it . La nuova puntata si intitola “Giovani in rivolta”:

Le proteste studentesche dei giorni scorsi hanno paralizzato Roma, la Camera ha approvato il ddl Gelmini, ma la riforma universitaria rimane ferma in Senato fino a dopo il dibattito sulla fiducia al Governo. Perché manifestano studenti e ricercatori?

Intanto mentre la bufera di Wikileaks investe la diplomazia internazionale la Camera chiude e il Governo si prepara ad arrivare al giorno della (s)fiducia.

Buona visione!

Bye Bye, B.

Stando alle ultime dichiarazioni di Gianfranco Fini, leader di Futuro e Libertà e Presidente della Camera, è arrivato il momento che Silvio Berlusconi si dimetta, riconosca quindi i suoi limiti, che la maggioranza non c’è, dunque salga al Colle e riferisca al Capo dello Stato.

I giornali cattolici cominciano a provare vergogna, il Forum della Famiglia scarica il premier. Pierferdinando Casini non è disposto a sostituire Fini nell’attuale maggioranza, chiede anch’egli che Berlusconi si dimetta per poi ragionare su un governo di «responsabilità nazionale».

Walter Veltroni, che non è andato in Africa, torna a farsi sentire, i giornalisti lo inseguono persino alla presentazione del libro di Sergio Chiamparino. L’ex segretario del Partito Democratico sogna anch’egli un governo di larghe intese, proprio col Centro di Casini.

La Confindustria, rappresentata da Emma Marcegaglia, lamenta una «non governabilità » del Paese, che tradotto vuol dire che è arrivato il momento che Berlusconi vada a casa.

I Liberaldemocratici organizzano a Roma un convegno con Fini, Casini e Francesco Rutelli.

Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha detto che il Governo durerà fino a dicembre, magari fino a dopo l’approvazione della Finanziaria.

foto: skytg24

Aggiornamenti dal blog

Una brutta notizia per chi sperava in un definitivo addio al blog dal sottoscritto che invece sta lavorando (arguta metafora) e elaborando nuove idee per andare avanti con nuovi post e magari iniziative.

La tecnologia certo non facilita le cose. Computer difettosi che arrancano in momenti di difficoltà complicano gli upload di nuovi video (eppure ci sono) e l’attività di rassegna stampa (sì, anche quella!).

Tra gli aggiornamenti importanti al blog vi è certamente il rinnovo del dominio e dello spazio ri-acquistato grazie alle donazioni ricevute nell’arco di questo anno di attività. Un buon segno, almeno per chi scrive.

Dopo un’estate di titoli e titoloni sulle elezioni anticipate e dopo il dietro-front del Governo ci sarà di che parlare in questi giorni. Dopo mesi di assenza di approfondimento politico sono ripartite alcune trasmissioni, oggi ricomincia Annozero, e chissà cosa offrirà la politica italiana ormai in periodo di piena campagna acquisti.

Il voto sulla questione di Nicola Cosentino di ieri dimostra come alcuni finiani non abbiano rispettato la linea dello stesso Fini. Per non parlare di quei parlamentari democratici che non hanno votato secondo la linea del partito. Saranno mica passati dall’altra parte?

Vignetta di Natangelo

Il legittimo impedimento è legge, ma i giudici non ci stanno

Con due voti di fiducia il legittimo impedimento passa anche al Senato e diventa legge. Ai ministri e al Presidente del Consiglio vengono così garantiti 18 mesi di scudo dalle convocazioni dei processi giudiziari. Nell’aula di Palazzo Madama era assente Berlusconi, il “diretto interessato” della nuova legge, che il prossimo 27 marzo sarebbe dovuto essere presente all’udienza del processo Mills, l’avvocato inglese condannato e prescritto in quanto corrotto da Silvio Berlusconi a sua volta già “scudato” dal Lodo Alfano.

Quella del legittimo impedimento è la trentesima fiducia che il Governo pone per approvare le leggi. Una scelta decisa sulla base di due fattori che avrebbero potuto non far andare avanti la legge. Il primo, l’opposizione che con i suoi 1700 emendamenti si è messa di intralcio, il secondo invece l’attrito tra senatori ex An e uomini di fiducia del premier Berlusconi.

Come per il Lodo Alfano è difficile che anche questa legge possa passare l’esame per la Corte Costituzionale, ma per il momento avrà la sua efficacia. Andando nello specifico il legittimo impedimento stabilisce che «il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalla legge o dai regolamenti» giustifica l’assenza al Presidente del Consiglio ed ai ministri di governo.

In quanto alla incostituzionalità sarà  la stessa procura di Milano che ha chiamato in causa Berlusconi a chiedere che la legge venga esaminata e verificare se vengono violati o meno i principi dettati dalla Costituzione.  Infatti come ricorda l’Ansa, il pm Fabio De Pasquale sulla concessione di legittimo impedimento chiesta dagli avvocati di Berlusconi, si era già opposto.

***

In aggiunta, durante la manifestazione indetta dal Popolo Viola lo scorso 27 febbraio, proprio contro il legittimo impedimento, questo blog ha avuto modo di chiedere le opinioni Oliviero Beha del Fatto Quotidiano e di di Claudio Fava (Sinistra e Libertà):

[http://www.youtube.com/watch?v=op34mo5JkYM]

[http://www.youtube.com/watch?v=JV_u1Z12eG8]

Rete NO PONTE, il nuovo Logo di Vauro e il blog per il 19 dicembre

l nuovo logo della Rete NO PONTE:

Logo_Vauro_RED

Nota informativa:

Questa mattina si è tenuta la conferenza stampa della Rete No Ponte che ha indetto per il prossimo 19 dicembre una manifestazione nazionale. La prima notizia accolta positivamente, è quella dell‘adesione della Giunta Regionale calabrese. Con l’occasione è stato presentato il nuovo logo del movimento realizzato dal vignettista Vauro e il blog creato appositamente per l’iniziativa. Tiziana Barillà, che cura l’ufficio stampa del movimento, ha sottolineato il carattere nazionale della manifestazione ed ha chiesto ai giornali che sia data visibilità all’evento. Diversi artisti si sono mobilitati e hanno già aderito, tra questi, oltre a Vauro, anche Andrea Rivera, Raf e Dario Vegassola. Il 23 dicembre, il premier Berlusconi porrà la cosiddetta prima pietra e “intendiamo restituirgliela indietro” dice Nino Morabito di Legambiente. Secondo Peppe Marra, rappresentate della Rete No Ponte, la prima pietra è una “truffa colossale” e l’intera costruzione dell’opera “la consideriamo una bolla speculativa”. Per il ponte in effetti non esiste ancora un progetto definitivo e sono tanti i dubbi tecnici come quello del pilastro del lato calabrese che poggerà sulla faglia numero 50 dello stretto e ciò vuol dire che il pilone andrà spostato. Diversi gli interventi di associazioni ambientaliste e di partiti politici, che sono fuori dal Parlamento. L’intento è quello di lavorare insieme per una nuova soggettività politica, e ripartire dalla manifestazione di Amantea, dello scorso 24 ottobre, per coinvolgere tutte le altre realtà che operano nelle altre regioni. Il percorso da seguire si pone delle priorità, e la prima è quella “di sciogliere la Stretto di Messina Spa” e dirottare i soldi pubblici del Cipe verso le vere emergenze del sud.

Per vedere i video-interventi a cura di LiberaReggio.org, clicca QUI

Link:

Manifestazione studentesca 17 novembre 2009

manifestazione_uni_iran1

Questa mattina studenti universitari e medi, dopo un “lungo riposo”, sono scesi nuovamente in piazza. Con loro c’erano anche i precari della scuola e dell’università, i dottorandi e i ricercatori. I “guerriglieri” come li chiama il ministro Brunetta, hanno protestato contro la politica di questo Governo fatta di soli tagli, nascosti dietro alla parola “riforma”.

Presenti anche gli studenti iraniani che oggi hanno continuato a protestare contro l’autoritarismo di Ahmadinejad. «Il 17 novembre è una data particolare e significativa», infatti è l’International Student Day di mobilitazione studentesca dal 1941 dopo che alcuni studenti decisero che ogni anno, in quella data, deve essere ricordato il massacro del 17 novembre 1939 quando centinaia di studenti cecoslovacchi furono uccisi dai nazisti.

Oggi è stato ribadito più volte il no secco al ddl Gelmini e nel comunicato lanciato in questi giorni si legge che se il Parlamento approvasse questa legge «tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura straordinaria, a quanto deciso dal governo. 40% di privati nei cda, chiusura delle facoltà, prestito d’onore, precarizzazione della ricerca, attacco alla rappresentanza studentesca» al punto che «non esisterebbe più alcuna università pubblica, in Italia». L’aumento delle tasse, dovuto dai tagli, e l’ingresso dei privati in cda «renderebbe i nostri atenei praticamente identici a quelli privati».

Il prossimo 20 novembre ci sarà Continua a leggere Manifestazione studentesca 17 novembre 2009