Elezioni regionali in Calabria: Il non voto e la disperazione di non poterlo esercitare

Domani si vota. La campagna elettorale è terminata, ma la macchina clientelare, in Calabria, è ancora in moto e non si arresterà fino a che non verranno chiuse le urne.

Questa sarà la prima volta, da quando posso esercitare il diritto di voto, che mi astengo completamente. Non mi recherò nemmeno alle urne. Come altre centinaia di migliaia “terroni” che ogni anno lasciano la propria terra per costruirsi un’altra vita e un altro futuro, sarò fuori dalla Calabria e stavolta non approfitterò delle elezioni per starmene qualche giorno a casa, dove sono cresciuto.

La Calabria è dominata dal malaffare e da quei poteri occulti e forti che decidono dove e come dirottare i voti. Dipende dal cavallo vincente. Ecco quindi che i santini e i cartelloni elettorali cambiano, nei simboli, ma non nelle facce che ritraggono. Cene e cenoni, promesse, alcune irrealizzabili. Tutti hanno bisogno di qualcosa, meglio non perdere l’occasione del periodo elettorale per chiedere soccorso per il figlio senza stipendio e senza speranza.

A cosa servono le denunce dell’onorevole Angela Napoli, parlamentare del Pdl (pur senza tessera), membro della commissione parlamentare antimafia, se poi Maurizio Gasparri, anche lui Pdl, sminuisce l’attività della Napoli dichiarando che si tratta solo di parole?

Davvero pensiamo che il riscatto in Calabria lo possa portare invece Agazio Loiero, candidato governatore, ma già seduto nella stessa poltrona per cui aspira? O Giuseppe Scopelliti, il sindaco di Reggio Calabria, nelle cui liste ci sono uomini in odor di ‘Ndrangheta?O Pippo Callipo che ha tutto tranne che il carisma di un governatore?

Quando venne ucciso Francesco Fortugno l’episodio fu così clamoroso tanto che la Calabria era nelle cronache di tutti i giornali nazionali. “Mai così in basso – dicevano alcuni -. La Calabria non è mai scesa così in basso”

Un gruppo di giovani, guidati da Aldo Pecora, sensibilizzò un intero Paese con il suo slogan ‘Ammazzatecitutti’. Lo stesso movimento, che oggi sostiene “con convinzione” – dice il leader di Ammazzatecitutti – Scopelliti e Ruggero Pegna.

Con tutta onestà se domani mi trovassi davanti alla scheda elettorale la mia scelta per un consigliere regionale cadrebbe su Mario Congiusta candidato indipendente nelle liste di Idv, uno che ha le mani pulite, che la violenza della ‘Ndrangheta l’ha vissuta in prima persona, quando il figlio Gianluca è stato ucciso qualche anno fa nel centro di Siderno, dopo aver ricevuto richieste estorsive.

Se fossi rientrato per votare avrei dovuto scegliere il sindaco che governerà Rizziconi, il mio paese, per tutto il prossimo mandato elettorale. Ma davanti alla scheda per le comunali mi troverei in enorme imbarazzo. O meglio, proverei forte imbarazzo se fossi io il candidato nel mio comune. A Rizziconi si voterà con una sola lista. Episodio anomalo, ma che si ripete per la seconda volta. Capitato già nel 2003 con la lista del deputato Elio Belcastro, membro anche lui della commissione parlamentare antimafia, divenuto sindaco con la sua lista “Legalità e sviluppo” senza sfidarsi democraticamente con nessuno, dopo lo scioglimento per infiltrazioni nel comune. Oggi la situazione è analoga.

All’epoca le elezioni si svolsero dopo un commissariamento per infiltrazioni mafiose.

Questa volta invece si svolgeranno le elezioni dopo che una commissione prefettizia si è insediata nel palazzo comunale. La lista “Legalità e autonomia”, con oggi candidato a sindaco Antonio Bartuccio vanta la regia dello stesso Belcastro, tra i fondatori del movimento “Noi Sud”.

In realtà le liste che per lo meno hanno tentato di creare il clima di elezioni erano due. La prima già citata e quella del candidato sindaco Armando Marcianò, “Trasparenza e legalità per Rizziconi”. Entrambe le liste sono state presentate fuori termine. Effettivamente a cinque minuti dalla scadenza di presentazione c’era chi ancora cercava di reclutare qualcuno da inserire nell’elenco semivuoto. Tra interpretazioni di leggi e ricorsi al Tar Bartuccio ritorna in corsa, mentre Marcianò resta fuori perché non ha il numero di firme necessario.

Inutile commentare sulla loro capacità o incapacità, o chiedersi se è stata proprio una scelta quella di presentare le liste incomplete e in ritardo. Se domani mi trovassi a dover esprimere la mia preferenza, che quindi sarebbe forzata, lascerei bianca la scheda o farei annullarla, non ritenendo valide le elezioni con un solo candidato, con una sola lista.

Anche se entrambe le liste, però, fossero in corsa la mia scelta rimarrebbe immutata. Non avrebbe alcun senso per me, andare a votare per personaggi che hanno avuto già i loro mandati politici o per soggetti celati nel volto di giovani inconsapevoli.

Staremo a vedere quanti in Calabria e a Rizziconi ancora accetteranno questa condizione di sottomissione, cedendo al voto clientelare, di parentela o di amicizia, ai ricatti ed ai soprusi commessi da prepotenti e arroganti.
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Foto: LiberaReggio.org

Perché gli africani hanno distrutto tutto

Rosarno_africani_sbarre(naturalmenteandrea.it)

Appare difficile in questo momento far capire i motivi di una protesta così violenta e inaspettata(?). Provo lo stesso a spiegare in poche righe, se ci riesco, un concetto che spero sia chiaro. Cerco di fare ragionamenti semplici: in che modo  ci porgiamo verso gli africani che incontriamo per strada, piuttosto che sulle spiagge in estate o durante qualche festa quando ci affacciamo a guardare i loro oggetti messi in vendita sulle bancarelle? Nella maggior parte dei casi, ci rivolgiamo dicendo “ehi cugggino!” o “ciao cugggino, quanto vendere questo?”. Insomma, se stiamo interloquendo con un africano stiamo pensando con la nostra testa che lui è diverso, è più povero, non parla bene l’italiano. Quindi iniziamo ad utilizzare un italiano maccheronico, mischiato al dialetto locale, il tutto nella più totale convinzione che se parliamo la nostra lingua con i verbi sbagliati loro, che a differenza nostra consocono almento due lingue, capiscono meglio. Sembriamo degli stupidi, è come se io volere iniziare scrivere questo sito cu na lingua differenti, pecchì il blog potere essere leggere pure da negro puzzolenti africano di merda, e siccome lui non sapere italiano io scrivere e parlare come uno scemo.

Quando gli africani non ce li abbiamo propriamente davanti a noi, ma stiamo parlando di loro, non li distinguiamo col loro nome, ma iniziamo a dire “i neri” o meglio “i nigri (o nìguri) i rosarnu”, “no! chidi chi abitannu a Collina a Rizziconi”. Per noi non hanno nome, sono tutti salammallik (espressione dialettale che tradotta vuol dire: salame mi lecchi. A voi i doppi sensi). Se un africano lavora con me, lui mi deve considerare suo padrone, perché siamo bianchi e abbiamo quindi tutto il diritto di essere considerati loro padroni. Anche se facciamo lo stesso mestiere. Io sopra lui sotto. Sempre.

Noi li consideriamo tutti uguali, ma solo a loro stessi, hanno le stesse labbra gonfie, lo stesso attributo esagerato, gli stessi denti bianchi, unico segnale di riconoscimento al buio quando percorriamo la statale 18. “Sti nìgri! Se non sorridono rischiamo di metterli sotto con la macchina!”.

Per noi, loro sono solo loro. Kwame è u nìgru, poi u nìgru è Lumumba che è uguale a Gebre, lo stesso di Oba e Ayubu, sì quelli lì i nìgri, proprio loro, quelli uguali a Ekow, Salehe, Thembi, Zuru, Dume, Kojo, Toure, Rudo, Anwar, Gyasi, Muniyka, Okwui, Diara, Wambua e tutti gli altri nìgri.

Per concludere: noi abbiamo sempre considerato la comunità africana, e continuiamo a farlo, una comunità con la quale non ci può essere interazione, culturalmente li poniamo sotto il nostro livello, alcuni di noi li deride, li umilia, gli fa versi. Li trattiamo come i maiali, gli buttiamo il cibo nella mangiatoia, diciamo che puzzano, gli rifacciamo il verso col naso e quando arriva dicembre siamo pronti ad appenderli per la gola, insalsicciarli e gustarceli, fumanti. Per noi sono uguali, puzzolenti ma uguali, a se stessi, come i maiali che riusciamo a distinguere solo per la fisionomia o qualche segno particolare.

Loro hanno fatto lo stesso con noi. Non hanno avuto limiti, hanno riversato su di noi quello che loro subiscono da sempre, lo hanno fatto con lo stesso spirito che noi usiamo nei loro confronti, in quel momento per loro non esisteva pasquale, mario, luigi, giuseppe, rocco, damiano, francesco o andrea, eravamo solo gli italiani razzisti che ce l’hanno con loro! Tutti uguali, indistintamente.

È chiaro il concetto?

foto (naturalmenteandrea.it)

Auguri a chi?

Perché ci facciamo gli auguri di Natale? Cosa ci auguriamo?

Io gli auguri li faccio agli africani che popolano la piana di Gioia Tauro, a Medici senza frontiere che negli ultimi tre giorni li ha assistiti, ai volontari della piana che hanno aiutato Mdf, ai familiari di Franco Nisticò che è morto gridando, ai pm calabresi come Pierpaolo Bruni, Roberto di Palma, auguri anche a coloro che con il ddl sul processo breve subirebbero gravi ingiustizie come i genitori di Federica Monteleone, agli operai del porto di Gioia Tauro che rischiano il posto di lavoro, ai dipendenti della societa Omega, ai miei conterranei costretti a scappare dalla propria terra, alle forze dell’ordine che a proprie spese continuano indagini importanti, alla gente onesta, a chi odia il proprio lavoro ma se lo tiene stretto, ai familiari delle vittime di ‘ndrangheta, a chi si batte ogni giorno per la legalità, auguri a quei pochi che leggono questo blog, con interesse spero.

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“Dassami gridari, sta vuci non la pozzu cchiù fermari”

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di Giuseppe Mustica

Si respirava un’aria di speranza venerdì sera a Rizziconi. Segno che qualcosa, nello spirito dei presenti, si è mosso. Il centro diocesano “Casa Famiglia di Nazareth” è stato invaso da giovani che si sono trovati e messi d’accordo sul più noto dei social network, quel Facebook che tanto va di moda. E che è riuscito a riunire più di duemila anime per ricordare un ragazzo ammazzato, sembrerebbe, per una vendetta trasversale di mafia. Sono arrivati da ogni angolo della Piana e anche dalla Locride i ragazzi. Per non dimenticare. Nemmeno la pioggia battente, che ha fatto veramente rischiare che la fiaccolata fallisse, ha fermato la voglia di uscire per le strade con la fiaccola in mano dei presenti. Il tutto in rispettoso silenzio. Senza slogan. Senza bandiere politiche. Solo con striscioni e magliette bianche in  ricordo di Francesco Inzitari. «Abbiamo voglia di sentirci liberi di camminare nelle nostre strade e nelle piazze» hanno urlato gli organizzatori. «La tua morte è la loro vergogna, il tuo ricordo sarà la nostra forza», hanno proseguito. E via con lunghi applausi. Per farsi forza. E darsi coraggio in un momento difficile come questo. Perché la serata meritava veramente tanto. Anche la politica era presente. Non in maniera eccessiva. Ma c’era. Alla fiaccolata hanno partecipato diversi amministratori locali. Artisti. E tantissima gente comune. Era presente il preside dell’Itis di Polistena Franco Mileto. E dello stesso Comune il sindaco Giovanni Laruffa con il suo assessore Antonio Baglio. Giovanna La Terra, portavoce provinciale d’Idv. Il sindaco di San Giorgio Morgeto Nicola Gargano. L’ex sindaco di Rizziconi, il democratico Carlo Mazzù. E tutti i vertici della Valle del Marro, di cui don Pino De Masi, uno degli artefici della riuscita manifestazione, è il referente per la Piana di Gioia Tauro. Anche Nino Forestieri, artista rizziconese, ha voluto partecipare alla fiaccolata. E non solo, il cantante, ha dedicato una canzone a Francesco. “Dassami gridari” è il titolo. Ed il motivo, in dialetto, girà su Facebook già da parecchi giorni. Un segno anche questo della voglia di rinascita. Le parole di don Ciotti alla fine hanno caricato i presenti. Trascinati dal prete che, dell’associazione Libera, è il presidente. «Il nostro fare insieme può essere il cambiamento – ha detto in collegamento telefonico Ciotti –  e il vostro impegno non deve finire. Anzi, deve essere anche maggiore. Sono con voi». Parole di speranza per i giovani della Piana. Che anche ieri si sono riuniti. Ancora una volta si sono dati appuntamento trramite internet. L’incontro, che ha avuto come tema “Che il ricordo di Francesco non finisca con una fiaccolata”, è andato in scena ieri sera nell’auditorium diocesano rizziconese.

già su CalabriaOra del 13.12.2009

«In Calabria non c’è niente»: i calabresi contro Antonello Venditti

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Sono bastate poche ore affinché 3000 persone si schierassero contro Antonello Venditti (non è tra i miei cantautori preferiti) dopo aver ascoltato le sue parole sulla Calabria in un video pubblicato da Strill.it su youtube (ascolate le parole e fatevi una opinione). Durante una sua esibizione Venditti sta per dedicare ai calabresi una poesia che egli stesso definisce come preghiera cantata e prima di iniziare fa una premessa, e con un senso di rassegnazione auspica che venga costruito il ponte «così la Calabria finalmente esisterà». Non è piaciuto per niente il pensiero del cantautore romano che racconta di un ragazzo calabrese, incontrato sul traghetto, che leggeva e andava in Sicilia perché lì ne aveva trovato una ragione, una cultura. «In Calabria non c’è veramante niente» dice Venditti, «qualcuno deve fare qualcosa per la Calabria».

Tra quei 2700 calabresi che nelle prossime ore aumenteranno una buona parte nella sua vita avrà sicuramente pensato e affermato le stesse parole di Venditti, o quasi: «Non nc’è nenti nta Calabria. Appena possibili vaiu pe ssupa u trovu lavuru».

Forse Venditti ha ragione altrimenti non saprei spiegarmi come mai i miei contarranei siano rimasti inermi davanti alle prove che certificano la presenza dei rifiuti tossici riversati nel nostro mare che è «meraviglioso e il più bello d’Italia». Le firme del il quotidiano della Calabria “liberi dalle scorie” per arrivare a quota 10.000 viaggiano sulla media di 2000 firme ogni 24 ore. Il gruppo contro Venditti che è stato creato da meno di 24 ore è a 3000 firme.

Quando Venditti dice che in Calabria non c’è cultura forse sbaglia, ogni paese e ogni popolo ha una sua cultura, e quella che predomina caratterizza una intera popolazione. In Calabria esiste una cultura che è quella della conservazione dello status quo. Ovvero, tutti si lamentano della carenza e dei mali di questa terra,ma quando qualcuno denuncia pubblicamente i veri problemi e non è calabrese allora è come se la colpa fosse sua e lo si manda facilmente affanculo.

È sorprendente come i messaggi, mentre scrivo, si stanno moltiplicando assieme alle adesioni su facebook. E mi sconcerta il fatto che nell’arco di qualche giorno in Calabria siano avvenuti 4 omicidi, di cui 3 nella piana di Gioia Tauro, e non ci sia stata una reazione contro tale violenza. A Rizziconi, (il mio paese) , è stato ucciso un uomo e nessuno (tranne due o tre) nel gruppo di facebook del paese ha postato qualcosa, nonostante ci siano 700 iscritti. Silenzio. Questa è la cultura che abbiamo (noi tutti). Ci indignamo se il Milan vende Kakà ma non reagiamo al sangue versato e alle mille porcherie che stanno facendo della nostra regione una pattumiera dell’Italia. Il ponte sullo stretto potrà essere come scusa per far passare più camion (nonostante questi siano sempre in diminuizione) che lasceranno rifiuti qua e là che dovremo incenerire. Stiamo zitti di fronte allo scempio degli inceneritori che creano tumori e delle discariche che inquinano il territorio. Ci piace essere presi in giro, quando ci dicono che la zona verrà bonificata.

Silenzio. È meglio stare zitti per non disturbare le opinioni. Silenzio. È meglio non parlare dei politici (di destra e di sinistra) indagati per ‘ndrangheta nella regione Calabria. Silenzio. È meglio non indignarsi davanti alle prove dell’inquinamento dei nostri mari. È meglio, perché abbiamo paura, perché i rifiuti li ha buttati la ‘ndrangheta, perché la ‘ndrangheta che sta buona buona, agisce in silenzio, e il nostro di silenzio la alimenta. Forse il ragazzo che va in Sicilia sa di trovare una cultura diversa, nonostante la presenza mafiosa, sa di trovare una cultura antimafiosa che manca in Calabria. Perché 700 mila persone ogni anno emigrano verso il nord per trovare lavoro? Perché se qualcuno denuncia la’ndrangheta diventa lui il colpevole del male?

Io difenderò sempre la Calabria, ma non coloro che difendono lo stato attuale di questa terra abbandonata e stuprata dai politici collusi assieme ai mafiosi, non difendo coloro che «anche se c’è la ‘ndrangheta, basta che non mi tocchi».

Rizziconi Energia non doveva nascere

rizziconienergia

di Damiano Zito e Antonino Dimitri De Luca

Quella di Rizziconi Energia sembrava una bella storia. In paese si pensava finalmente ad una svolta di modernità con la costruzione di una centrale elettrica. Ma una parte della popolazione ha subito nutrito delle forti perplessità sulle conseguenze del funzionamento di una centrale alimentata a gas naturale. Furono allestiti molti dibattiti sulla necessità di una centrale elettrica sul territorio, addirittura una delegazione di rizziconesi andò in trasferta in Francia per visionare di persona una centrale a turbogas.

Le perplessità scemarono misteriosamente da un giorno all’altro, e furono sostituite dalla solita frase di giustificazione: “La centrale elettrica porterà molto lavoro per i rizziconesi. Che bello!”

Finalmente c’è qualcuno che dai palazzi romani si interessa di questo piccolo paesello nel cuore della piana.”

Nel 2006, la centrale entra pienamente in funzione, si festeggia, si è contenti di possedere questo gioiello di modernità nel proprio territorio, ci si sente quasi orgogliosi rispetto ad alcune zone della Campania dove la popolazione protesta se una discarica gli viene costruita sotto casa, dove il governo ha dovuto inviare l’esercito per raffreddare i focosi animi dei napoletani.

Nella piana di Gioia Tauro invece regna la civiltà e l’ordine. Per carità! Inutile ricordare la devastazione ambientale del territorio che è sotto gli occhi di tutti ma che solo alcuni riescono a vedere.

Le centrali a turbogas in Calabria sono oggetto di indagine del sostituto procuratore della Repubblica di Crotone Pier Paolo Bruni, che indagando sulle anomalie di concessione alla costruzione della centrale di Scandale si imbatte in altre anomalie provenienti dall’autorizzazione alla costruzione della centrale di Rizziconi. Anche se in corso di svolgimento, le indagini hanno già dato ottime indicazioni. Il punto centrale della questione lo possiamo riassumere dal decreto a norma dell’art. 247 c.p.p. emesso dal dott. Bruni.

Il Nucleo di Valutazione Impatto Ambientale (V.I.A.) regionale (composto da membri esperti), il 15/12/2003 ha espresso parere sfavorevole nei confronti di Rizziconi Energia. Secondo tale parere la scelta progettuale e le specifiche tecniche avrebbero determinato alterazioni ambientali, seppur limitate, non reversibili nel tempo; a livello occupazionale non avrebbero apportato modifiche e anche se la centrale non fosse stata costruita non ci sarebbe stato nessun deficit di produzione elettrica rispetto alla richiesta su rete regionale interna.

Effettivamente bisogna ricordare che la Calabria è una regione che secondo i dati Terna, produce energia con un surplus del 42%.

Il parere negativo è stato poi stravolto, come si legge dal decreto, da Lemma Domenico redigendo o in ogni caso ordinando la redazione da parte della Direzione ambiente della Regione Calabria da lui diretta di uno studio di comparazione sulle proposte di realizzazione di centrali termoelettriche a cogenerazione nella piana di Gioia Tauro. Stravolge il sopra detto giudizio del Nucleo V.I.A del 15.12.2003, deliberando arbitrariamente in favore della Rizziconi Energia la compatibilità ambientale in danno della Calabria Energia s.r.l., così favorendo l’iter per il rilascio da parte del Ministero delle Attività Produttive dell’autorizzazione unica alla Rizziconi Energia. Sempre secondo quanto si legge dal decreto così facendo, Lemma ottiene dal Chiaravalloti Giuseppe, la nomina a Direttore Generale della Regione Calabria.

Forse le perplessità che prima erano sorte a qualche cittadino riemergono.

Gaetano Saffioti, un imprenditore da prendere come esempio

GaetanoSaffioti

Ci sono strade e strade, ferrovie e ferrovie. Ci sono quelle costruite a regola d’arte e quelle buone, ma solo per metà. Come succede in Calabria, dove le indagini del sostituto procuratore  Dominijanni della Dda di Catanzaro, hanno accertato che per un tratto ferroviario, fra Settignano e Catanzaro Lido, è stato usato poco più della metà del cemento previsto per l’appalto. Dove c’è cemento c’è estorsione. Ma non tutti denunciano.

Le ‘ndrine impongono i materiali da usare, dove prenderli e in che quantità usarli. Impongono chi deve lavorare e chi no. Se ti sottoponi alle regole all’inizio le richieste sono minime, inziano con il 3% dell’appalto, ti dicono chi assumere, poi aumentano le richieste, fino a che non arrivano a prendere il controllo della tua azienda.

Gaetano Saffioti è un’imprenditore, produttore di cemento, uno di quelli che hanno avuto a che fare con gli appalti pubblici. Dopo diversi danneggiamenti ricevuti ha preso una decisione che gli ha cambiato la vita. Gli avevano consigliato di andare via, ma non di denunciare, e invece non solo è rimasto ma ha anche denunciato. Questo gesto gli è costato l’isolamento, l’emarginazione. Il suo stabilimento lo si nota sulla statale 18, sembra un territorio militare, una «trincea». Ha rinunciato solo al nome della sua impresa negli appalti pubblici, è rimasto in Calabria, continua a lavorare, ma soprattutto a lottare.

È un uomo che chiede (paradossalmente) di essere libero e di poter lavorare serenamente. Con questo post gli voglio rinnovare la mia solidarietà e se volesse raccontare un po’ della sua storia, questo blog è disponibile.

Gli ospedali della piana di Gioia Tauro

Il buco sanitario in Calabria è di oltre due miliardi di euro. Sono 39 gli ospedali pubblici, le guardie mediche sono il triplo rispetto alla media nazionale eppure ogni anno sono migliaia i calabresi che vanno fuori regione, intraprendono i cosidetti “viaggi della speranza” per curarsi. Ma i politici che dicono che la sanità in Calabria funziona, dove vanno a curarsi?

ps:il video è tratto dalla puntata La Cura (Report, Rai3)