Se non ora quando?

Se non ora, quando? Oggi, hanno detto le donne in piazza.

Sto rientrando da Piazza del Popolo dove era in corso la manifestazione dell’orgoglio femminile in contemporanea con altre centinaia di piazze italiane.

Ho trovato tanta, tantissima gente, più di quanto avevo immaginato, perché forse ho sottovalutato l’intensità della campagna a sostegno dell’evento. Eppure la gente ha reagito, segno che c’è ancora qualcuno in Italia che si indigna per i bunga-bunga del premier. E – sia chiaro – non è moralismo o spionaggio dal buco della serratura.

Interpreto la reazione della gente come una sorta di “basta non ne possiamo più”, perché effettivamente i problemi del Paese non sono i festini di Arcore. La risposta della piazza la classifico sempre positiva e anche se questa manifestazione non è stata indetta con lo scopo di chiedere le dimissioni di Berlusconi è innegabile che tanta gente oggi desiderasse mandarlo a casa per andare alle elezioni. Il punto però è che recarsi alle urne vorrà dire che ancora una volta la gente andrà a votare col naso turato. Insomma, pare che sia sempre il momento giusto affinché il Governo cada, poi però ci si rende conto che forse non è il caso. Ma se non ora, quando?

Ferrara In Mutande Per Difendere Berlusconi

Viene ricevuto dal capo direttamente a Palazzo Grazioli (che gli concede subito un’intervista per il Foglio), poi va al Tg1 e dice che in Italia da 17 anni i giornali guidano le inchieste delle procure e quindi indice una manifestazione contro il puritanesimo italiano.

Inoltre definisce Berlusconi un «peccatore come ogni essere umano», liquida quella alla questura di Milano come una «telefonata di cortesia» e invita La Russa e la Santanchè – presenti alla sua manifestazione – a dire a al premier di tornare a quello che era nel ’94 (ma lui non poteva dirglielo giovedì?). E per finire, siccome bisogna contrastare il «golpe morale» contro Berlusconi e il suo Governo, organizzato dalla sinistra e messo in atto dalle procure perché non ce la può fare nemmeno Fini, allora tutti in mutande (il contenuto potrebbe urtare la vostra sensibilità personale) e basta spiare dai buchi delle serrature.

Photo Credits | il Giornale

Le “mele marce” di Piazza del Popolo

Non c’era aria di ‘Unione’ a piazza del Popolo alla manifestazione del centro sinistra, ma c’era forse l’inizio di un percorso di “alternativa a questo Governo”.

Sul palco si sono alternati i leader di vari partiti, da Emma Bonino ad Angelo Bonelli, da Nichi Vendola a Pierluigi Bersani fino ad Antonio Di Pietro. Tutti hanno fatto intendere che bisogna “fidarsi di noi”.

Ma come ha detto il leader di Italia dei Valori, per fidarsi bisogna sapersi “distinguere dagli altri”. Così riferendosi ai partiti-amici ha chiesto di sbarazzarsi delle mele marce ognuno al proprio interno, “noi pensiamo alle nostre” (con chiaro riferimento a Vincenzo De Luca, candidato dal Pd per il centro sinistra in Campania e appoggiato dallo stesso Di Pietro).

Se non c’era aria di Unione c’era però aria di campagna elettorale che, sarà a causa del pasticcio delle liste del Pdl, sembra proprio non voler iniziare.

Certo si aggiunge adesso l’inchiesta di Trani svelata dal Fatto Quotidiano, che alza il livello di tensione e indebolisce il capo del Governo, Silvio Berlusconi, sempre più nervoso.

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Elezioni a parte, Piazza del Popolo ha radunato molta gente. Non si è potuto fare a meno di notare la moltitudine di colori e di bandiere presenti in piazza, dal viola al rosso. Le bandiere erano così tante “che non riusciamo a vedervi” dicevano dal palco.

Tra gli intervenuti il più acclamato è stato certamente Nichi Vendola che ha trasmesso molta energia con il suo discorso. Dopo Vendola in ordine di apprezzamento, il “carismatico” Antonio Di Pietro (anch’egli molto applaudito). Il leader di Idv è apparso molto moderato e chi temeva in una sua critica al Colle non ha avuto da ridire.

I contenuti dei discorsi ‘politici’ della manifestazione hanno forse convinto molta della gente scesa in piazza e lasciato dubbi ad altri. Resta da capire dove punta l’alternativa proposta dal palco, dove andranno le mele marce e quanto ancora si deve attendere perché venga rispettato (anche a sinistra) quel “Sì alle regole, no ai trucchi” riportato come slogan della giornata.

Primarie del PD. Vado e voto Marino

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Vado e voto Marino. Il 25 ottobre ci sono le primarie del partito democratico. Non tutti sanno che sono aperte a tutti. Tesserati e non del PD. Possono votare quelli di sinistra ma anche quelli di destra. I comunisti o i fascisti. Gli astenuti alle elezioni politiche ed europee. Anziani o sedicenni. Gli operai che votano lega nord. I calabresi che votano il partito finanziato dalla lega nord. I nauesati. Gli anarchici.

Io non sono iscritto a nessun partito. Alle politiche ho votato Idv, perché credevo in un’unica opposizione col PD. Poi invece ho visto che l’opposizione la facevano solo l’Idv e alcuni del Pd. Alle Europee ho votato ancora Idv. Il mio voto non è segreto lo sanno tutti.

Alle primarie del pd ci vado, vado a votare Marino perché è un outsider. Perché quando c’era da difendere Beppino Englaro a piazza Farnese lui è salito sul palco. Perché Franceschini prima ha detto di non candidarsi e alla fine si è candidato, non c’è nulla di male è vero, credo sia una persona onesta ma preferisco Marino. Bersani? A sentirlo parlare sembra un D’Alema senza baffi. Paragone azzardato lo so, mi dispiace, ma purtroppo per lui le persone che lo hanno circondato non sono certo “invitanti”. Molti diranno: «tanto l’apparato del pd voterà lui e quando alla fine delle primarie nessuno dei tre candidati non avrà superato il 51% voterà Bersani». È probabile. Ma ci sono altri motivi per cui voto. Uno: votando voglio dare il mio pieno sostegno a Marino. Due: andando a votare farò crescere il numero degli elettori che spero non sia minimo, cosicché i berluscones capiranno cosa vuol dire democrazia. Un conto è che votino solo 300 mila persone, un conto è che votino 1, 2, 3 milioni. È un segnale forte al di là di chi vince. È pur sempre un’elezione democratica.

Se Veltroni è stato quasi considerato l’Obama italiano e ha lasciato la guida di un partito senza dare reali spiegazioni allora perché non posso pensare di paragonare Marino a una specie di “Obama” vista la sua sensibilità verso il Diritto alla Rete, il suo no al nucleare, la sua determinazione per un partito laico nonostante sia cattolico, il testamento biologico, unioni civili e così via?

Un pensiero all'Iran

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Questo post è stato già pubblicato nel mio vecchio blog.

Me lo ha sempre ripetuto mio nonno: «in qualsiasi gruppo c’è sempre una pecora nera!». Infatti questa mattina mentre aspettavo insieme ad altre 30 -40 persone l’apertura dell’ufficio dell’agenzia delle entrate un signore voleva fare il furbo ed entrare tra i primi nonostante fosse arrivato per ultimo. Qualche buon signore gli ha ricordato che ci siamo organizzati con dei bigliettini fai-da-te proprio per evitare casini, ma lui non ne volva che sapere..Alla fine credo sia entrato tra gli ultimi, ma sempre pecora nera è rimasto.

È sempre così, c’è sempre qui vuole essere più furbo, o si crede tale. C’è poi chi approfitta di alcune situazioni particolari per fare “caciara”, per il semplice gusto di farlo. Succede questo anche nelle manifestazioni, quelle studentesche, quelle dei lavoratori. Manifestazioni pacifiche, che spesso per colpa di qualche “facinoroso”, di qualche “infilitrato” si trasformano in «scontri». Ne basta uno, per far partire il manganello, le cariche, i lacrimogeni.

Succede in Italia, nel mondo, anche a Teheran.

Il 12 giugno si sono svolte le elezioni e secondo i dati ufficiali Ahmadinejad avrebbe ottenuto il 62,6% dei voti contro il 33,8% di Mousavi. Dalle denunce di di brogli si sono organizzate manifestazioni per chiedere l’annullamento delle elezioni (in alcune zone risulta che abbiano votato più del 100% degli aventi diritto) e ancora oggi si continua a scendere per le strade.

Francamente Mousavi è una persona dalla posiziona alquanto ambigua e nutro molti dubbi sulla sua personalità, anche se ha portato temi importanti nel suo programma; ma è comunque un “complice” di questa repubblica islamica così per come la conosciamo.

Non capisco perché negli ambienti di sinistra si cada come in una rete dei pesci, in una spadara, per interderci. Su alcuni siti simpatizzanti di sinistra o meglio del PCI, scrivono che gli studenti

«provocano reazioni repressive dello Stato con azioni aggressive e immediatamente denunciano presunte violazioni dei loro diritti di fronte ai media internazionali»

Sono decisamente meravigliato di alcune espressioni come questa; capisco le perplessità i dubbi, legittimi, ma questa frase è degna di etichetta berlusconistica. Durante le manifestazioni di questo inverno con il movimento dell’onda (che non è colorata) ci si indignava quando il governo ci etichettava come facinorosi, fannulloni, eccetera eccetera. Ce la mettevamo tutta a dimostrare che si trattava di un movimento pacifico. Ma nonostante la buona volontà messa si è arrivati lo stesso agli «scontri». Sono arrivati i boys dalle mazze colorate ed ecco che alla prima provocazione alcuni hanno risposto allo stesso modo,lanciando sedie e bottiglie. Così chi si stava avvicinando al movimento che era sempre in più in crescita iniziò piano piano a prendere le distanze.

Ricordo poi gli assedi sotto Montecitorio, occupando quelle vie strette che avevamo riempito ammassandoci tutti, quasi uno sopra l’altro. Ma la pecora nera c’è sempre: un gruppo di ragazzi si mise a provocare prima verbalmente e poi avvicinandosi, la polizia, che se minimamente avesse accennato ad una carica avrebbe causato il panico e probabilmente noi ci saremmo calpestati tra di noi viste le vie strettissime in cui ci trovavamo. Quindi aveva ragione chi diceva che il movimento era un movimento provocatori ? No, ma è normale che ci siano anche persone che approfittano di grossi eventi per “provocare”.

Ora, leggere nelle note dei partiti della sinistra extraparlamente, che non era assente nelle manifestazione contro la legge 133, che gli studenti di Teheran provocano, mi fa pensare male. Anche perché non capisco come si fa ad assodare fin da subito che sia legittima l’elezione di Ahmadinejad.

L’unica spiegazione che sono riuscito a darmi è che l’attuale presidente iraniano possiede un atteggiamento anti-americano, o meglio anti-imperialista. E va bene! Ma come fate a meravigliarvi quando gli studenti lo chiamano “dittatore”? Uno che censura il web e i cellulari, limitando le comunicazioni con l’esterno cos’è? Uno che fa arrestare bloggers e giornalisti, è un democratico?

È come se vorreste farmi capire che se domani uno mi ruba il portafoglio ed è anti-imperialista, non lo denuncio, mentre se è un noto filo-americano lo vado a denunciare.

Molti tra i manifestanti sono filo-occidentali, e molti altri no. Ho letto di tutto su internet a proposito delle notizie filtrate da Twitter dagli iraniani e deduco che molti ancora non hanno capito come è fatta la rete.

Twitter è stato usato anche dalle forze dell’ ordine iraniane, per mandare falsi messaggi, anche questa è la natura della rete. Un blogger deve dare le notizie e quando necessario avvertire che vanno prese con le pinze perché non è certo delle fonti, o perché le notizie che gli arrivano cominciano a essere troppo confuse. Ma le notizie di questo genere vanno date, anche con le imprecisioni iniziali, poi si “sgrossano”.

Se ci fosse stato Mousavi al posto di Ahmadinejad sarebbe lo stesso, molti blogger avrebbero “twittato” e manifestato la loro indignazione, su internet e nelle strade.

So che la questione merita un ulteriore approfondimento, ma non condivido queste posizioni. Non posso condividerle se le elezioni sono palesemente taroccate.