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DiDamiano Zito

Le Campagne Elettorali si Fanno sul Web ma Il Divario Digitale Rimane Irrisolto

Fino a pochi anni fa il mondo della politica apparteneva solo ai delegati dal popolo che rimaneva ignaro delle funzioni svolte dai propri rappresentanti, salvo le classiche informazioni di giornali e tg televisivi. Oggi con la diffusione della Rete qualcosa è cambiato, i cittadini sono parte attiva della vita politica del Paese e grazie a portali come Open Polis tengono sotto controllo l’attività di ogni singolo parlamentare, ad oggi eletto – va ricordato – con una legge elettorale la quale tutti vogliono cancellare ma che fa comodo quando c’è da nominare qualche amico nelle liste elettorali.

Per capire che l’estensione del collegamento a internet sta mutando i processi storici e politici di interi Paesi basta pensare alla Tunisia, all’Egitto, la Siria e non ultima la Libia dove grazie alla rete i giovani organizzano proteste contro i dittatori e veicolano le informazioni via Twitter e Facebook.

È così che grazie a internet si stanno letteralmente accelerando i processi di democratizzazione di molti Paesi, mentre dove la democrazia è già instaurata la rete diventa strumento di organizzazione di proteste contro i governi o un potentissimo mezzo per comunicare e fare campagna elettorale. Conosce questi meccanismi il presidente Usa Barack Obama che tramite internet ha raccolto fondi per la sua campagna e i voti che lo hanno portato alla Casa Bianca. Ora Obama ha deciso di destinare 70 miliardi di euro per una rete “clandestina” di supporto ai giovani dissidenti che combattono i regimi.

In Italia, forse con un leggero ritardo, la rete sta iniziando ad assumere un ruolo sempre più decisivo: è sufficiente analizzare le ultime elezioni. Sui giornali dopo l’esito delle amministrative e del referendum in molti pensano che l’era del Berlusconi “Grande Comunicatore” stia tramontando a favore di una comunicazione trasversale quale quella su internet. Se pensiamo al solo referendum, nonostante lo scorporamento dalle amministrative e le poche informazioni in televisione, è la rete ad aver decretato il successo grazie ad una campagna massiccia e creativa sul web e per capire la rilevanza di ciò basta dare un occhiata il sito Linkiesta che ha pubblicato una minuziosa analisi dei flussi in internet prima e durante il voto per i quesiti referendari.

Tuttavia rimane il fatto che in Italia la qualità della rete non sia delle migliori ed esistono zone che non vengono raggiunte da collegamento a internet, il tutto nonostante le promesse del governo per cancellare il digital divide.

 

Questo articolo è stato pubblicato su l’Isola – quindicinale sicialiano

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Photo Credits | 姒儿喵喵

DiDamiano Zito

Social Media Week, la Rete fa lezione di giornalismo

di Damiano Zito per Dirittodicritica (che dal 7  febbraio è diventato testata giornalistica 😉)

Social Media Week, il Festival della Rete organizzato in contemporanea in diverse grandi città del mondo per discutere di social media, per il secondo anno consecutivo è sbarcato in Italia, a Roma, con un’agenda ricca di appuntamenti distribuiti nella capitale dal 7 all’11 febbraio. La giusta occasione per conoscere meglio la Rete e discutere di fenomeni come Wikileaks o di strumenti come Twitter che hanno generato notevoli ripercussioni nel giornalismo tradizionale.

Al panel moderato dal conduttore di IoReporter Marco Montemagno, tenutosi ieri al palazzo Giannelli Viscardi, sono intervenuti alcuni protagonisti ed esperti del mondo dell’informazione per confrontarsi sull’evoluzione della figura del giornalista.

Emilio Carelli direttore di Sky Tg24 parla di “rivoluzione digitale” sia dal punto di vista tecnologico che dei contenuti. Un esempio? Oggi chiunque può fare riprese di ottima qualità e immetterli in rete. Questo nuovo processo secondo Carelli ha portato ad una “democratizzazione dell’informazione” e Wikileaks ne è un esempio per lui positivo.

C’è però chi non è d’accordo sul fatto che il moltiplicarsi delle fonti in rete costituisca necessariamente un miglioramento della qualità del giornalismo. Secondo Giancarlo Vergori, direttore generale di Virgilio, i sondaggi a disposizione parlano chiaro: “gli italiani nei confronti dei mezzi di informazione hanno una totale mancanza di fiducia”. E il discorso vale anche per le fonti ufficiali online. Il pubblico interpellato da Montemagno, ha confermato per la maggior parte la tesi di Vergori esprimendo insoddisfazione per l’informazione televisiva, dicendosi leggermente più soddisfatto dell’informazione su carta e promuovendo quella online perché pluralista e quasi sempre basata su fonti verificabili.

La trasparenza in effetti oltre a creare benefici alla salute del Paese, in Rete si trasforma in un aumento della reputazione (o web reputation) di un sito o blog. Per spiegarlo Alessandro Gilioli, giornalista e blogger de L’Espresso, cita il caso di Wikileaks, definendolo “giornalismo di database” che fornisce ai lettori l’accesso alle fonti dopo averle filtrate e rese consultabili.

Ma qual è la chiave del successo di un sito web? L’esempio migliore, almeno nel campo del giornalismo, è quello dell’Huffington Post che oggi vanta circa 25 milioni di visitatori unici al mese. Anche se alcuni dei motivi di tale popolarità sono tuttora inspiegabili, Gilioli chiarisce che la prima cosa che ha funzionato è stato il concetto di aggregazione tra citizen journalism e giornalismo professionale. Specie perché l’Huffingotn ha capito una cosa che i giornalisti faticano a comprendere: in Rete, più che sulla carta, paga l’autorevolezza e il lungo termine, ovvero il tempo impiegato per conquistare la giusta credibilità. Sono questi i concetti che secondo Gilioli mancano a chi in Italia cerca di fare il proprio Huffington Post.

httpv://www.youtube.com/watch?v=DkYiE_-Spx0

DiDamiano Zito

Social Media Week, Come è Cambiato il Giornalismo Dopo Twitter e WikiLeaks? [Liveblogging]

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Direttamente dal Social Media Week di Roma: si discute di “Informazione Liquida: come è cambiato il giornalismo dopo Twitter e WikiLeaks”. Modera Marco Montemagno (conduttore di IoReporter su Sky TG24), ospiti: Emilio Carelli (direttore di SkyTG24) Luca Dini (direttore di Vanity Fair ) Tommaso Tessarolo (direttore di Current), Alessandro Giglioli (giornalista L’Espresso), Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio), Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset)

Un interessantissimo dibattito sul giornalismo e la comunicazione, sopratutto in Italia, ai tempi di Twitter, Wikileaks e dei social network. Cosa è cambiato nelle redazioni dei giornali?

Per il giornalismo televisivo l’importante testimonianza del direttore di Sky Tg24, Emilio Carelli, il quale ha specificato come la sua redazione sia formata da forze prevalentemente giovani. Oggi chiunque può essere giornalista e pubblicare un video, un immagine o un tweet. Bastano una videocamera e un cellulare con connessione a internet e le informazioni sono accessibili a chiunque e il suo tg ha saputo capire queste evoluzioni.

Ci sono però realtà diverse all’interno della rete internet. Parliamo di Facebook. Una rete dentro la rete, una piattaforma in mano al suo Ceo mark Zuckerberg che ha un pubblico così vasto tanto che se lo stesso Zuckerberg volesse interagire con un miliardo di persone lo può fare tranquillamente. E chissà se Obama – ad esempio – riesce a comunicare con così tante persone in contemporanea, si chiede Marco Montemagno.
Ma su internet dove i blog sono in rete ormai da dieci anni, ci sono elementi importanti per avere successo e popolarità. Innanzitutto autorevolezza, una buona reputazione e professionalità. Sono tre elementi che messi insieme costituiscono i giusti ingredienti per un’ottima ricetta che serve a far funzionare un sito o un blog, spiegati da Alessandro Gilioli che viene da una grande esperienza in questo campo specie col suo piovorane.it.

Dal pubblico sono arrivati vari spunti di riflessione su come i mass-media e i giornali dovrebbero trattare le notizie e quindi andare a cercare le fonti (anche) su twitter. Come ha fatto e continua a fare Al Jazeera. Serve quindi un nuovo modo di selezionare persone che sappiano trovare queste notizie in rete e che quindi abbiano facilità a muoversi sul web.

Un’interessante domanda è stata posta da Montemagno al pubblico: “quanto siete soddisfatti dell’informazione in Italia?”. La risposta ha necessitato di essere scomposta secondo i diversi settori: televisivo, cartaceo, internet. Quest’ultimo ha prevalso sugli altri. Sul cartaceo molte perplessità, mentre il giornalismo televisivo è stato completamente bocciato da un pubblico evidentemente molto attento alle nuove tecnologie e quindi ad un’informazione più controllata e più democratica.

Qui sotto un po’ di liveblogging dell’evento. Seguiranno altri contenuti multimediali.

[liveblog]

DiDamiano Zito

Segnalibri del 30 gennaio 2011

Articoli del 30 gennaio 2011:

    Politica
  • Avanza il partito di Tremonti – L’espresso – Uno scenario che un mese fa sembrava impossibile oggi sembra realizzabile. Il ministro Tremonti del quale non si è sentita una parola da quando è scoppiato il Rubygate, viene paragonato da Marco Damilano al Divo Andreotti: oggi c’è chi lavora per Tremonti premier.
  • D’Alema: “Al voto per salvare l’Italia Un’alleanza costituente manderà a casa il governo” – Azzarda persino una repubblica presidenziale. Parla di governo di responsabilità nazionale rivolgendosi a tutte le forze di sinistra e centro che in questo momento non stanno con Berlusconi. Così D’Alema, 61 anni, presidente del Copasir pensa che per uscire dalla crisi e per saperla fronteggiare serva una unione allargata.
  • Nel Pdl spuntano le voci critiche. E la manifestazione contro i pm viene cancellata – Inversione a U nel Pdl. La manifestazione del 13 non si farà e Beppe Pisanu consiglia a Berlusconi di andare dai giudici. Gli equilibri dentro il partito stanno nuovamente mutando.
  • Saint Lucia, ecco le carte segretedel ministro Frattini – A volte ritornano. Il ministro Frattini si tiene le carte arrivata dall’ambasciata di Saint Lucia per tirarle fuori nel momento giusto, assieme al Giornale che annuncia il possibile contenuto. La procura ha archiviato il caso, ma rimangono dei fatti e se ci sono danni per il partito si discute in sede civile. Fini affittacamere?
  • Televisione
  • Rai, c’è chi prova a cambiarla – La Rai è una delle aziende più importanti d’Italia, da sempre in mano ai partiti che ora provano a cambiare le regole del gioco. Ce la farà Mamma Rai a svincolarsi dalle vecchie logiche della politica?
  • Internet
  • Se l’Egitto Spegne Internet – L’Egitto ha completamente oscurato i canali internet. In Italia la rete è stata più volte minacciata dunque una riflessione su eventuali controlli o censure delle informazioni sul web anche nel nostro Paese, è doverosa!
  • Senza Internet ci sarebbero ancora rivoluzioni? – Una domanda semplice sulla quale si è aperto un ampio dibattito. La risposta non è scontata e i punti di vista si differenziano. Tu invece che ne pensi?