Pasticci al Senato sulla riforma Gelmini

Ricapitolando. Al Senato è in corso la votazione sugli emendamenti alla riforma Gelmini sull’Università. Presiede Rosi Mauro della Lega Nord e nell’aula di Palazzo Madama si sente la tensione nelle urla dei senatori, ma ecco che mentre la Presidenza si esprime frettolosamente sulla votazione per alzata di mano, combina un pasticcio: tra un inammissibile e l’altro viene approvato l’emendamento dell’opposizione (primo firmatario Vincenza Vita del Pd), aumenta la bagarre e prima di sospendere la seduta e mentre i colleghi continuano a urlare Rosi Mauro grida un bel “vergona!!”. Ecco, appunto.

Decreto Romani, prove tecniche di censura

httpv://www.youtube.com/watch?v=XkdSzatbaNU

Il nuovo Decreto Romani è certamente ‘migliore’ rispetto alla bozza contestata dai blogger e dal popolo della Rete ma non convince ed è a dir poco deludente. Sono molte le ambiguità contenute nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri che lascia comunque all’Agcom, l’autorità garante per le garanzie nelle comunicazioni il ruolo di “arbitro”. A Giuseppe Giulietti di articolo21.org (intervistato ieri dal blog durante la protesta davanti ai cancelli Rai a via Teulada) questo decreto non piace. Proviamo quindi a capire quali sono i punti dubbiosi del provvedimento.

L’articolo 4 del testo dà una definizione di “servizio media audiovisivo”ed elenca una serie di categorie non soggette agli obblighi posti dal decreto. In particolare per servizio media audiovisivo si intende la radiodiffusione (televisione analogica e digitale), il livestreaming, il webcasting (tv su internet), e video on demand. Mentre non rientrano in questa definizione i servizi che esercitano attività non economiche e che non entrano in concorrenza con la radiodiffusione televisiva. Sono esclusi poi:

  • la posta elettronica (solo l’idea di chiedere il permesso per mandare un video per mail fa rabbrividire, ma chi ha composto il testo ha pensato di specificarlo)
  • servizi che non forniscono programmi, e nei quali il servizio audiovisivo sia puramente incidentale rispetto all’attività principale e qui il testo inserisce ulteriori dettagli intendendo per questi ultimi:
    • giochi in linea
    • motori di ricerca
    • versioni elettroniche di quotidiani e riviste
    • servizi testuali autonomi
    • giochi d’azzardo

Sui siti che non esercitano attività economiche e che non fanno concorrenza alla radiodiffusione televisiva, non si sa quali sono i criteri qualitativi che stabiliscono se un videoblog, o una qualunque piattaforma possa o meno togliere pubblico alle trasmissioni televisive. Non è chiaro inoltre se un sito in grado di raccogliere una cospicua somma di denaro rientri o meno nelle attività non economiche.

Come fa notare Guido Scorza su Punto Informatico, il modo in cui è stato definito il termine media audiovisivo, cioè escludendo alcuni servizi «è una tecnica di normazione assolutamente inadeguata alla materia di cui si tratta: la tecnologia va più in fretta del legislatore – scrive Scorza – ». L’avvocato quindi ipotizza che si evolva ad esempio il “video-twitter“: «occorrerà provare a collocarla in una delle categorie escluse» Ma se non rientra nei requisiti occorrerà«qualificarla come “servizio media audiovisivo” con ogni conseguenza per il suo gestore». Già, i gestori.

Il decreto Romani, deve per adattarsi alla direttiva europea Avms, sui contenuti audiovisivi, e «quello che c’era di buono nella direttiva – ricorda l’avvocato Scorza dalle pagine di Punto Informatico – non è stato importato». Infatti per i gestori, o meglio i siti intermediari come Youtube che distribuiscono contenuti amatoriali e professionali il testo non fa alcuna citazione  e non esclude  la «responsabilità degli intermediari della comunicazione». Che tradotto vuol dire che le piattaforme di condivisione dovrebbero rispondere dei contenuti inseriti dagli utenti. La sentenza sulla condanna di Google sta facendo discutere molto in merito ed ha aperto un acceso dibattito in Itala e fuori dai confini nazionali. Di questo passo, se le piattaforme continuano ad essere chiamate in causa dai giudici per i contenuti immessi in rete dagli utenti, sottoponendosi così a responsabilità editoriali televisive non potranno invece che porre dei limiti a chi usufruisce dei loro servizi, burocratizzando di fatto la Rete, o – nel caso più estremo – chiudere.
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Trasmissione non autorizzata

onair

Quando ero un ragazzino ho nutrito per un po’ di tempo la passione per la radio. In uno dei miei diari di scuola media, che conservo ancora, avevo disegnato ciò che immaginanvo. Avevo pensato a una emittente radiofonica, che aveva come studi la mia casa e quella dei miei più intimi amici. Ognuno di noi dalla proprie stanze si poteva mettere in contatto con l’altro e poteva trasmettere i programmi stabiliti. All’epoca però internet era per me una cosa appena conosciuta, non potevo nemmeno immaginare le potenzialità di questo strumento che oggi è largamente diffuso. Per fare una radio mi sarebbe servita una antenna con una certa potenza se avessi avessi voluto trasmettere nei paesi vicini al mio, poi sarebbero serviti impianti stereo e tutto il resto a seguire. Troppo costoso e complesso.

Piano piano mi sono trovato nella rete rendendomi conto che quello che prima era complicato, oggi diventa facile anche per chi non ha conoscenze informatiche. Basta registrarsi a youtube per aprire un canale video, andare su livestream o ustream per le dirette, un blog per scrivere ciò che si vuole, andare sui social network come facebook e parlare di quel che ci pare e piace. Per fare una radio serve uno spazio web, raggiungibile anche gratis, un microfono e la trasmissione può andare in onda. Internet è tutto quello che da piccolo ho sempre voluto. L’interazione e lo scambio. Il link o i links. La Rete ha accorciato le distanze. Una volta si andava dal cugino o dall’amico a chiedere se ci presta il film registrato in videocassetta, oggi invece c’è eMule che non è altro che la stessa cosa. Ci colleghiamo sui server di un software peer-to-peer (p2p) e scambiamo i file con gli altri. Ma non è tutto rose e fiori, infatti, le major, la Siae e compagnia bella non fanno che mettere i bastoni fra le ruote a chi si batte per il sapere libero e la circolazione della cultura. Molti artisti sono diventati noti grazie a internet, al p2p. Ma le lobby discografiche, quelle del diritto d’autore, pur di guadagnare i loro introiti che non vanno all’autore (perdonate le semplificazioni, ma il concetto è questo) sono disposti a dichiarare guerra a internet.

Per fortuna sulla rete ci sono realtà ben diverse, che dimostrano che grazie alla politica dello scambio e della segnalazione anche chi non conta niente, chi non ha un contratto con una grossa casa discografica può farsi notare. Per dimostrare che gli artisti possono guadagnare ugualmente, esiste un progetto musicale, Jamendo.com, che offre gratuitamente i contenuti in mp3 degli artisti che caricano i loro pezzi sul sito. Chi ha una attività, un ristorante può invece “abbonarsi” a Jamendo. In questo modo l’artista riceve direttamente i soldi, chi usufruisce del suo brano gli riconosce la proprietà intellettuale  e l’intermediazione cliente-major-artista si accorcia e la major sparisce. Sempre Jamendo per coloro che convincono un amico che ha un’attività ad abbonarsi alla sua musica, offre un mese gratis di adsl. Se io quindi riesco a convincere il proprietario del bar sotto casa mia a mettere musica presente su Jamendo e ad abbonarsi, allora Jamendo mi paga un mese della mia connessione ad internet.

Questo per raccontare una delle tantissime cose che si possono fare grazie a internet.

Chi segue questo blog sa che il tema del diritto alla rete viene tenuto d’occhio e sa che dal “Palazzo” arriva sempre qualche insidia nascosta in qualche decreto legge, ddl, proprosta, e via dicendo. Farne l’elenco sarebbe solo inutile, perché dopo l’ultimo ddl pecorella, arriva il decreto anti sky (sarebbe meglio dire anti-satellite) dove c’è “nascosta” una piccola norma che in poche parole dice che chi trasmette anche su internet deve chiedere autorizzazione al ministero. Il decreto Romani è l’ennesima legge (se approvata) salva-mediaset che dopo la apposita legge Gasparri, fatta su misura per le emittenti del Premier, serve a mettere al riparo l’azienda milanese dai limiti imposti dalla stessa legge varata dal precedente governo B. per evitare che quest’ultimo dovesse cedere canali.

È continuo l’attacco che subiamo,prima tentano, poi ritirano la leggina, poi la riprovano sotto un’altra forma. Poi dicono che verrà migliorata, perché facebook è un covo di terroristi, ché su internet si inneggia alla violenza e che non so che altro. Quello che non riescono a capire è che la Rete è la società. Non è una cosa astratta. Un commento in un post è un commento di una persona non di un automa. Lo stesso vale per le scritte sui muri di Roma, sulle metro, dove le scritte ci passano tutti i giorni sotto al naso. È espressione.

Da internet oggi partono iniziative, manifestazioni si trasmettono contenuti su youtube, in diretta streaming. Le radio trasmettono sul web. A volte basta un telefonino. Registriamo il contenuto e con servizi tipo qik.com condividiamo sulle nostra bacheca di facebook, sul nostro blog. Questo è uno dei motivi per cui considero il canone Rai una tassa inutile e ingiusta. Tra le proposte la migliore (si fa per dire!) quella di inglobare il canone  nella bolletta della luce, o anche quella di estenderla ai computer e ai cellulari. E per le radiosveglie?Perché no?

Per ora la mia “trasmissione” termina qui. Per farvi un’idea del decreto Romani ascoltate Giulietti di articolo21.

decreto_romani

foto: dissingyourdog

“Dassami gridari, sta vuci non la pozzu cchiù fermari”

Nino_Forestieri

di Giuseppe Mustica

Si respirava un’aria di speranza venerdì sera a Rizziconi. Segno che qualcosa, nello spirito dei presenti, si è mosso. Il centro diocesano “Casa Famiglia di Nazareth” è stato invaso da giovani che si sono trovati e messi d’accordo sul più noto dei social network, quel Facebook che tanto va di moda. E che è riuscito a riunire più di duemila anime per ricordare un ragazzo ammazzato, sembrerebbe, per una vendetta trasversale di mafia. Sono arrivati da ogni angolo della Piana e anche dalla Locride i ragazzi. Per non dimenticare. Nemmeno la pioggia battente, che ha fatto veramente rischiare che la fiaccolata fallisse, ha fermato la voglia di uscire per le strade con la fiaccola in mano dei presenti. Il tutto in rispettoso silenzio. Senza slogan. Senza bandiere politiche. Solo con striscioni e magliette bianche in  ricordo di Francesco Inzitari. «Abbiamo voglia di sentirci liberi di camminare nelle nostre strade e nelle piazze» hanno urlato gli organizzatori. «La tua morte è la loro vergogna, il tuo ricordo sarà la nostra forza», hanno proseguito. E via con lunghi applausi. Per farsi forza. E darsi coraggio in un momento difficile come questo. Perché la serata meritava veramente tanto. Anche la politica era presente. Non in maniera eccessiva. Ma c’era. Alla fiaccolata hanno partecipato diversi amministratori locali. Artisti. E tantissima gente comune. Era presente il preside dell’Itis di Polistena Franco Mileto. E dello stesso Comune il sindaco Giovanni Laruffa con il suo assessore Antonio Baglio. Giovanna La Terra, portavoce provinciale d’Idv. Il sindaco di San Giorgio Morgeto Nicola Gargano. L’ex sindaco di Rizziconi, il democratico Carlo Mazzù. E tutti i vertici della Valle del Marro, di cui don Pino De Masi, uno degli artefici della riuscita manifestazione, è il referente per la Piana di Gioia Tauro. Anche Nino Forestieri, artista rizziconese, ha voluto partecipare alla fiaccolata. E non solo, il cantante, ha dedicato una canzone a Francesco. “Dassami gridari” è il titolo. Ed il motivo, in dialetto, girà su Facebook già da parecchi giorni. Un segno anche questo della voglia di rinascita. Le parole di don Ciotti alla fine hanno caricato i presenti. Trascinati dal prete che, dell’associazione Libera, è il presidente. «Il nostro fare insieme può essere il cambiamento – ha detto in collegamento telefonico Ciotti –  e il vostro impegno non deve finire. Anzi, deve essere anche maggiore. Sono con voi». Parole di speranza per i giovani della Piana. Che anche ieri si sono riuniti. Ancora una volta si sono dati appuntamento trramite internet. L’incontro, che ha avuto come tema “Che il ricordo di Francesco non finisca con una fiaccolata”, è andato in scena ieri sera nell’auditorium diocesano rizziconese.

già su CalabriaOra del 13.12.2009

Il cordoglio di Sandro Bondi

Bondi_vs_Fini

Ieri sera non ho visto Ballarò, ma stamattina ho aperto Youtube per ascoltare Gianfranco Fini che è intervenuto durante la trasmissione per ribadire ciò che già avevamo saputo da microfoni “indiscreti”.

Fini è riuscito in quello che nessuno,quasi mai, è riuscito a fare al centrodestra. Per capirlo basta guardare la faccia del ministro Bondi mentre al telefono il presidente della Camera spiegava all'”amico” ministro la sua opinione sulla leadership di Berlusconi. Guardate Bondi, la sua espressione parla chiaro e non c’è nessun D’Alema, Veltroni, Bersani, Di Pietro, Ferrero, Bertinotti, Vendola in grado di ridurlo fino a questo stato di cordoglio.

Facebook, Blogger, Youtube: sono tutti comunisti

berlusconialtel

Internet italiana è una rete con una prevalenza assoluta di utenti di sinistra, con una prevalenza assoluta di video di sinistra, blog di sinistra, commenti di sinistra, chat di sinistra. Anche facebook in italia è un social network con una prevalenza assoluta di utenti di sinistra, con una prevalenza assoluta di notizie di sinitra, gruppi di sinistra, personaggi pubblici di sinistra.

Internet attaccava i berluscones anche quando erano all’opposizione.

L’anomalia italiana sono tutti i blogger comunisti, i youtubber comunisti, che hanno iniziato a parlare dei suoi (Berlusconi) processi e delle sue udienze, ma anche dei politici del suo gruppo. L’anomalia italiana quindi sono gli utenti comunisti della rete che ormai sono l’unica opposizione, essi fanno dei processi a tutti senza contraddittorio.


GUGOL È IL PEGGIOR NEMICO DEI POLITICI

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I motori di ricerca sono i peggior nemici dei nostri politici. La Rete tiene a mente di tutto ciò che fanno, si può trovare tutto sulla loro carriera da politico o da puttaniere. Per rimediare a questo, ancor prima che gli italiani si sveglino dal sonno mediatico e incomincino a capire che su google si può trovare qualunque informazione di questo tipo con tanto di documentazione bisogna mettere un tappo!

Questo tappo hanno già cercato di metterlo, ad esempio con il diritto all’oblio su internet lo scorso giugno con il ddl Lussana: “Nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale”. A tal proposito vi invito a leggere la riflessione di Guido Scorza su questo ddl.

È arrivato poi il cosiddetto diritto di rettifica con il ddl Alfano, ma contenuto ancora nel ddl Pecorella-Costa. In base a questo “diritto” per un qualunque sito informatico «le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono».

Non credete che scrivere (notizie fondate e documentate naturalmente) su wikipedia diventerà sempre più complicato? O pubblicare video su youtube visto che per prodotto di naturale editoriale si intende qualunque informazione viene resa accessibile al pubblico anche con supporto informatico?

Al diavolo quindi la libertà di informazione.