Categorie
Energia

Perché il Petrolio scende?

Riduzione dei consumi ed economia ferma. I lockdown adottati da vari Paesi nel mondo per contrastare la pandemia del coronavirus, hanno collassato la domanda di petrolio. Le quotazioni dell’oro nero sono crollate letteralmente, da 60$ al barile fino a 20$ al barile. Ma a contribuire c’è stata la guerra tra Arabia Saudita e Russia.

Il crollo della domanda del greggio è stato quantificato a quasi 12 milioni di barili al giorno (mbg) dall’amministrazione di informazione energetica americana (EIA) per il solo mese di Marzo 2020. Per il mese di Aprile 2020, la stessa EIA stima una riduzione di circa 17 mbg. I numeri, per avere un corretto ordine di grandezza, vanno confrontati con la produzione e il consumo giornaliero di petrolio. Questi, negli ultimi anni si sono attestati su circa 100 mbg. Per il 2020 le previsioni della EIA dicono che ci sarà una riduzione del 5.2%. Per arrivare quindi a una domanda di 95.5 mbg.

Perché il petrolio è calato?

Nonostante il crollo dovuto alla pandemia del coronavirus, Arabia Saudita e Russia hanno continuato a produrre petrolio. La cosidetta guerra dei prezzi tra arabi e russi ha così creato un eccesso di offerta che ha fatto crollare il prezzo fino a 20$ al barile nel mese di Marzo 2020. La caduta ha causato un calo di oltre il 50%.

Prezzo del petrolio 2020
Prezzo del petrolio WTI dal 2015 ad aprile 2020. Fonte: eia. Elaborazione: damianozito.org.

Il prezzo del petrolio così basso è ritenuto insostenibile perché troppo vicino ai costi di produzione. Pertanto per alcuni produttori non sarà più conveniente estrarre greggio. Inoltre per quei Paesi che hanno fortemente dipendenza economica dagli idrocarburi, ciò significa un’ulteriore instabilità da sostenere oltre quella sanitaria dovuta al coronavirus. Ai problemi umanitari possono seguire instabilità di natura politica con conseguenze dirette e indirette dal Medio Oriente fino in Europa.

Cosa prevede l’accordo per il taglio della produzione del petrolio

Per stabilizzare il prezzo, paesi produttori si sono riuniti in un incontro straordinario dal quale è stato raggiunto un patto sul taglio alla produzione di petrolio. L’accordo OPEC+, cui fa parte anche la Russia, si è concluso il 12 Aprile. Decisivo l’intervento di Donald Trump che tramite Twitter ha fatto andare su (e giù) le quotazioni del greggio nelle ultime settimane. Basandosi sulla produzione di Ottobre 2018, i Paesi produttori raggiungeranno l’obiettivo che prevedere un taglio della produzione pari a 9.7 mbg. Secondo alcuni analisti il taglio però è insufficiente e arriva in ritardo. Infatti sempre secondo questi ultimi il taglio deve tenere in considerazione una perdita nei consumi di circa 20 mbg.

L’accordo, secondo il comunicato ufficiale prevede:

  • taglio di 9.7 mbg a partire dal 1 Maggio 2020 fino al 30 Giugno 2020.
  • taglio di 7.7 mbg  per 6 mesi dal 1 Luglio 2020 al 31 Dicembre 2020.
  • taglio di 5.5 mbg per un periodo di assestamento di 16 mesi dal 1 Gennaio 2021 fino alla fine di Aprile 2022.

Il piano rimane valido fino al 30 Aprile 2022 con una revisione prevista a Dicembre 2021.

Tuttavia a poche ore dal comunicato ufficiale, e forse dopo che le quotazioni non hanno avuto l’effetto sperato, è lo stesso Trump che torna a twittare sul petrolio:

D’altronde dopo l’accordo il prezzo è risalito per poi tornare in sotto ai 23$. Che le quotazioni dell’oro nero possano scendere sotto i 20$ al barile quindi non è ancora scongiurato nonostante l’impegno degli USA. C’è chi ha già ipotizzato prezzi fino a 17$-15$ al barile.

Quanto petrolio si consuma in Europa?

Il petrolio, nonostante il futuro per molti converga verso fonti di energia rinnovabile, continua ad essere la più importante fonte di energia in Europa. Rappresenta infatti il 38% dell’energia consumata in area EU-28 (dati 2017).

Energy consuption by fuel in Europe

Per certi versi un prezzo basso potrebbe essere interessante per le aziende e i consumatori, perché ciò significherebbe costi inferiori una volta avvenuta la ripresa dei consumi. Tuttavia, prezzi bassi e vicini al costo di produzione potrebbero far chiudere definitivamente, per insostenibilità del business, diversi produttori. In uno scenario nel quale si ha un unico vincitore tra Arabia Saudita e la nostra vicina Russia, questo potrebbe decidere per un prezzo molto più alto, in quanto (quasi) unico offerente. Lo scenario non è così irrealistico. Se i consumi però non avranno la ripresa a “V” o “U” come da alcuni ipotizzato. La capacità di prevedere il futuro però non è in mano a nessun essere umano, pertanto questa strategia non è detto si riveli vincente per gli arabi.


Fonti:

EIA- Short term energy outlook

Eurostat – Energy statistics – an overview

European Environment Agency – Primary energy consumption by fuel in Europe

European Environment Agency – What kind of energy do we consume in the EU?

Inveting.com – Tonfo del greggio 2020: l’involontario aiuto dei sauditi in una pandemia

Sole24Ore – Petrolio, accordo Opec+ per il taglio alla produzione 

 

 

Categorie
Tech

Chi sono i Produttori Chiave delle Auto a Guida Autonoma

Il mercato delle auto guida autonoma è un terreno su cui i produttori di semiconduttori stanno sgomitando per guadagnare spazio. L’intelligenza artificiale richiesta per i i sistemi dal livello 2 fino al 5 renderà sempre più complicata la competizione per gli algoritmi che rendono completamente autonomo e sicuro un veicolo. Tra chi sta cercando di distinguersi nel settore ci sono sicuramente Nvidia, NXP, Intel e Qualcomm. Non manca anche Tesla.

NXP, il primo produttore di chip per automotive

NXP, nel 2015 ha acquisito Freescale, ed inoltre si è guadagnata la medaglia come primo fornitore di semiconduttori nel settore automotive. Nei sistemi classificati come Livello 1, NXP gode di una certa esperienza e conoscenza. Sono diversi i produttori di automobili che usano i chip dell’azienda olandese per i sistemi di assistenza alla guida. 8 su 15 secondo la stessa casa. I sistemi classificati di livello 1 e 2 sono quelli in grado di assistere l’autista del veicolo avvisandolo di possibili collisioni, azionando i freni per evitare potenziali incidenti, assicurare che il veicolo mantenga la minima distanza di sicurezza da altri. Sia nei sistemi di livello 1, ma anche di livello 2, è sempre richiesto che l’autista stia con le mani al volante.

I livelli di automazione dei veicoli sono definiti dal SAE:

Livelli di automazione SAE

Le specifiche

L’intelligenza artificiale richiede, per un sistema di Livello 2, a un Trilione di Operazioni Per Secondo (TOPS) o 20 Milioni di Istruzioni Per Secondo, (MIPS). Per un livello 3 servono 50 TOPS and 100 MIPS, mentre per un sistema a guida autonoma livello 5 richiede 200 TOPS e almeno 200 MIPS. Ad oggi, la tecnologia in casa NXP è in grado di soddisfare la computazione richiesta da un sistema di livello 2.

L’auto a guida autonoma di Nvidia

Nvidia ha già sviluppato un sistema di elaborazione per veicoli a guida completamente autonoma. La piattaforma AGX Nvidia Drive Pegasus, raggiunge 320 TOPS per eseguire i calcoli richiesti della rete neurale. La piattaforma è supportata da due sistemi AGX Xavier da 30 TOPS grazie ai quali “elabora i dati di fotocamere, lidar, radar e sensori a ultrasuoni per interpretare a 360 gradi l’ambiente in tempo reale, localizzarsi su una mappa e pianificare un percorso sicuro“, abilitando il sistema di guida autonoma al livello 5.

Nvidia Drive Pegasus per la Guida Autonoma
Il sistema Pegasus di Nvidia che abilita l’auto alla guida autonoma.

L’azienda americana, è ben nota per la produzione di processori grafici per il gaming. Settore da cui derivano oltre il 50% delle entrate. Da un po’ di tempo Nvidia ha guadagnato molta fama nella sofisticata “arte” del mining, dove il calcolo parallelo viene sfruttato per produrre Bitcoin. L’automotive rappresenta, al momento, poco più del 5% delle entrate.

L’affare incompiuto tra Qualcomm e NXP

L’americana Qualcomm, famosa per i chip prodotti nel mondo smartphone, aveva offerto 44 miliardi di dollari per acquisire NXP. Tuttavia a causa del no ricevuto da Pechino, l’affare è saltato. La questione è dovuta allo scontro USA-Cina e ai dazi che Trump ha imposto per l’ingresso di beni cinesi. Lo stesso Trump aveva già fermato l’acquisizione di Qualcomm da parte dei cinesi di Broadcom.

La guida autonoma in Europa

La guerra commerciale tra USA e Cina ha messo la parola fine all’affare Qualcomm e NXP. Intel, che non sta a guardare, ha acquisito l’israeliana Mobileyes. Insieme a Volkswagen supporta il programma di taxi autonomi in Israle. La tedesca ZF, al CES di Las Vegas ha presentato la propria piattaforma basata sul chip Xavier di Nvidia.

La stessa NXP, per fronteggiare Nvidia e Intel, dopo l’accordo sfumato con Qualcomm, ha annunciato sempre al CES 2019 di Las Vegas, la partnership con Kalray. Startup francese, produttore di processori per il calcolo parallelo (MPPA). L’obiettivo è recuperare terreno cercando di soddisfare la richiesta di sicurezza per i livelli 2 e 3 nel medio termine e far crescere la fiducia delle persone.

E gli altri big?

Google, tramite Waymo, sta lavorando ai veicoli a guida autonoma usando chipset Intel. Non mancano gli investimenti di Apple e Uber, i quali è noto che stiano lavorando alla propria auto a guida autonoma.

Tesla ad oggi monta i chip di Nvidia sui propri veicoli elettrici ma punta al do-it-yourself. Elon Musk ha recentemente annunciato il proprio chip home-made. Con un tenero slogan: il migliore nel mondo.

 

Categorie
Tech

Zipline, la startup che salva vite umane coi droni

Zipline è una startup californiana con un centro operativo in Ruanda in grado di salvare vite umane usando i droni come mezzi per consegnare sangue negli ospedali. La flotta di Zip, il nome dei droni, gestisce le emergenze inviando il sangue ai 21 ospedali che ne fanno richiesta. I tempi sono brevissimi. Da quando il medico invia un messaggio al centro di stoccaggio di Zipline tramite Whatsapp, passano dai 30 ai 60 minuti al massimo. Il sangue mantenuto nei refrigeratori viene prelevato dagli operatori che preparano il pacco da spedire da una piattaforma di lancio col drone. Quando questo raggiunge l’ospedale il pacco viene rilasciato con un sistema a paracadute. Il drone fa ritorno alla base dove viene ricaricato per altre consegne.

La società fondata dall’auttuale CEO Keller Rinaudo e altri due soci, risolve il problema dei larghi tempi di consegna di medicine e sangue che normalmente in Ruanda possono avvenire in ore o giorni a causa della scarsa rete di trasporti dello stato africano. Specie durante la stagione delle piogge quando le condizioni di trasporto si aggravano. Zipline per operare stringe gli accordi con i governi e gli enti di aviazione per fornire il suo servizio di spedizione per gli ospedali. In Ruanda copre un’area con raggio di circa 75km che comprende 21 ospedali. Rinaudo quest’anno porterà il servizio di Zipline anche in Tanzania creando 4 centri di distribuzione. L’obiettivo è effettuare circa 2000 consegne al giorno a più di 1000 istituti di cura che faranno richieste di sangue o altri dispositivi medici contro la malaria, HIV, ecc.

Perché in Ruanda?

Le difficoltà del Ruanda e di altri paesi africani di cui oggi ancora sentiamo parlare, hanno origine al 1884, quando l’Africa è stata divisa come fosse una torta da britannici, tedeschi e francesi. Chi ha tracciato quelle linee che oggi sono i confini dei paesi africani non ha tenuto conto della geografia del luogo, dei fiumi che attraversavano le regioni interne, dei popoli che vi vivevano. Il risultato è stato quello di una scarsa giustizia generale. In Ruanda, il risultato di tali divisioni e delle politiche di divisione razziale è sfociato nel Genocidio del 1994. In quell’anno Abdoul Salam Nizeyimana, ancora bambino, ha perso i suoi genitori. Dopo aver passato un periodo senza casa a causa della  è stato ritrovato e cresciuto dalla nonna. Lo zio invece gli ha pagato gli studi che oggi lo hanno riscattato. Oggi è un ingegnere elettrico tra i primi impiegati da Zipline in Ruanda. Ha 27 anni e gestisce il team che si occupa del lancio dei droni nel centro operativo in Ruanda. La sua storia è protagonista di un episodio della serie Next Jobs di Bloomberg che riporto qui sotto. Dura circa 6minuti.

 

Le opportunità in Zipline

Zipline ha l’obiettivo a lungo termine di diventare un servizio di “instant delivery” in quelle parti del mondo difficili da raggiungere. All’interno di Zipline lavorano ex veterani del mondo Google, NASA, SpaceX, Boeing. Sul sito ad oggi si trovano quasi 40 posizioni aperte. E se ti stai chiedendo cosa può fare un ingegnere in Zipline sappi che al momento cercano persone che hanno entusiasmo per lo sviluppo software/firmware di sistemi GPS, unità inerziali, ecc. Se poi hai la passione per i droni e hai anche esperienza nella simulazione di sistemi a 6 gradi di libertà Zipline sta cercando un “Flight Controls Software Engineer” per sviluppare o migliorare il loro autopilota.

Per approfondire

Ecco alcune fonti:

Categorie
Tech

Pagine Sotto Copertura 3 ovvero Addebiti Indesiderati

Le “Pagine sotto copertura 3” costituiscono una voce del conto telefonico di molti clienti del gestore di Trezzano sul Naviglio. Tali pagine, a prescindere dal proprio abbonamento internet, sono a pagamento perché si accede a contenuti premium della stessa Tre, si clicca su banner che rimandano a tali contenuti, o si naviga su siti come Repubblica, Ansa, Corriere che su accordo tra editori e gestore telefonico scalano 9 centesimi di euro per ogni visualizzazione.

Basta fare un giro per i vari forum, sulla pagina facebook di 3 Assistenza Italia o su quella Twitter, per notare lo sdegno o lo stupore di molti clienti che si ritrovano la fattura del conto 3 aumentata o il credito della ricaricabile diminuito a causa di questi contenuti.

Cosa dice l’Assistenza Tre

Le risposte che vengono fornite sono sempre molto generiche.

Eccone un esempio:

3-assistenza-appstore

Poi c’è chi si ritrova addebiti per contenuti Emcube. Spesso risultano ad orari per cui gli utenti dicono di non aver navigato, ma qui potrebbe essere dovuto anche ad una registrazione del traffico posticipata (tuttavia ciò non risulta chiaro). La risposta tipica in ogni caso è la seguente:

3-assistenza-emcube

App&Store è un’applicazione che i telefoni brandizzati hanno installata di default. Per ulteriori dettagli ecco la pagina di presentazione sul sito tre.

Sul sito in questione si legge che i contenuti sono a pagamento. Purtroppo non ho ancora potuto verificare se accedendo da smartphone viene visualizzato un messaggio prima di effettuare l’accesso ai contenuti “premium”.

Non mi indurre in tentazione

La stessa Tre invia ai clienti dei messaggi che invitano ad entrare su siti con contenuti a pagamento. Per esempio a me arrivano sms di 3COMUNICA (che non ricordo di aver mai richiesto) come quello seguente:

adesso3-sdc.tre.it

Qualora cliccassi sul link questo mi porta su uno dei siti che da navigazione mobile addebiterebbero dei costi sul mio conto 3.

Se poi viene inserita una sim 3 su un telefono brandizzato Tim (per esempio), può capitare che la homepage di default sia la pagina wap della tim. Poiché il traffico wap non è contemplato nell’offerta internet di Tre sarà inevitabile qualche sorpresa.

Per quanto riguarda i siti di news come Repubblica, questi dovrebbero consentire di vedere la homepage senza pagare. Se poi si tenta di leggere un articolo dovrebbe apparire un messaggio come questo:

repubblica-mobile-pagamento

Effettuando un tap su Continua, si inizia a pagare. Io ho effettuato una prova. Ho letto due articoli e non so perché anziché 18 centesimi, mi sono visto addebitare 45 centesimi di euro.

Tramite Google Now ho poi effettuato una ricerca che mi ha portato sul sito mobile di Ansa. Nessun messaggio mi è apparso. Sono uscito subito e ricontrollando il conto telefonico il giorno successivo mi sono ritrovato 18 centesimi addebitati. Per questo caso farò ulteriori verifiche, non mi pare corretto che l’agenzia di news non avverta se eventualmente sto per visitare contenuti a pagamento.

Di solito per evitare inconvenienti utilizzo la navigazione desktop col browser stock di Android o con Chrome  Così facendo evito di entrare nelle versioni mobile dei siti editoriali che spillano denaro.

Liberaci dal male – (Soluzione)

  1. La soluzione più semplice ovviamente è non navigare! 🙂
  2. La seconda è Impostare Richiedi versione desktop dalle impostazioni del browser internet. Per i meno esperti ulteriori dettagli QUI.
  3. Se siete più o meno smanettoni ed avete i permessi di Root del vostro smartphone potete sempre optare per cambiare i DNS della vostra connessione o installare Adaway. QUI altri dettagli.

Amen – (Conclusioni)

Per quanto riguarda la terza soluzione non ho potuto testare SetDNS perché mi risulta incompatibile sia con Galaxy Nexus (Rom CyanocenMOD), sia con Galaxy Note N7000 (sempre con Rom CyanogenMOD). Ma sembra funzionare.

AdAway integrato con la blacklist di siti come sdc.tre.it svolge il proprio dovere:

sdc.tre.it-non-disponibile-adaway

Ma anche la stessa Assistenza Tre sembra essere concorde con questo metodo che tuttavia non è così semplice ed immediato per un utente inesperto e con poca dimestichezza.

3-assistenza-adaway

Una segnalazione al Garante per pratiche commerciali scorrette comunque la farei ugualmente.

Categorie
Tech

Cosa Fare Dopo un Acquisto su Internet se il Venditore non Spedisce il Prodotto

polizia-postale-truffa-online-cellulare-smartphone-nexus-samsung

Scrivo questo post per dare qualche consiglio a chi come me è incappato nell’acquisto di un prodotto, nel mio caso un Samsung Galaxy Nexus, presso una società su internet che opera ai limiti della legalità, se non oltre.

Breve premessa

Ho acquistato il 2 gennaio un Samsung Galaxy Nexus presso il sito crdgame.it. Gli accordi presi con la titolare della società prevedevano la spedizione entro il 16 gennaio. Ho sollecitato, inviato lettera di messa in mora, ri-sollecitato. Ma niente da fare.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni dopo aver spiegato l’accaduto mi ha invitato a sporgere una querela per truffa.

Termini legali e come procedere per un acquisto su internet

La Legge dice che per l’acquisto a distanza vale la regola che il commerciante è tenuto a spedire entro 30 giorni se le condizioni di vendita non specificano un termine preciso (dlgs 1999/185, art. 6, comma 1).

Se però le due parti concordano (nel mio caso tramite e-mail) una data, allora è quello il termine del contratto a distanza che viene stipulato.

I passi da seguire sono i seguenti:

Segnalazione all’Antitrust

I diritti del consumatore sono tutelati dall’Agenzia Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) meglio nota come Antitrust, che mette a disposizione uno strumento di segnalazione tramite il quale è possibile specificare i dettagli della transazione. La segnalazione va fatta sia se non si riceve il prodotto, sia se non vengono rispettati i termini di spedizione, sia se il prodotto non è quello per cui avete pagato. Vale anche per il colore. La legge tutela il consumatore. Se io compro una Fiat Rossa e me la danno Gialla posso tutelarmi. Sarà poi cura del Garante aprire poi un’indagine che prevede quindi la notifica alla società che si sarebbe comportata irregolarmente.

La messa in mora e diffida

Se gli accordi e i termini non vengono rispettati si può procedere con una lettera di messa in mora e diffida specificando un termine entro il quale risolvere il contratto. Può essere spedita via Fax*Raccomandata A/R, o PEC, e deve specificare un termine entro il quale deve essere spedito il prodotto. Sul sito di ADUC a questo indirizzo vi è un’utilissima scheda pratica.

*mi viene segnalato che il fax non ha valore legale.

Denuncia-querela per truffa?

Dal momento in cui ci si sente truffati si hanno a disposizione 90 giorni per recarsi presso il commissariato di Polizia e querelare. Per questa operazione è molto importante avere una cronistoria dettagliata e del materiale importantissimo ai fini dell’indagine. Tra questi:

  • Ricevute dell’ordine;
  • Prove che certificano il pagamento e quindi l’acquisto;
  • Email scambiate con il negozio;
  • ecc.

Per scrivere una querela è possibile scaricare da qui un file zip con un fac-simile. Ci sono tre file tutti uguali, cambia solo l’estensione. Come specificato all’interno può essere consegnata alla Polizia Postale o alla Stazione dei Carabinieri. Della denuncia vanno portate TRE copie, mentre degli allegati basta una singola copia.

Va fatta entro 90 giorni dal momento in cui si pensa di essere truffatiQui c’è un elenco telefonico ed email dei compartimenti della sola postale. La denuncia può essere comunque sporta via web qui o qui. Poi c’è un elenco di questure sul web diviso per province.

Un utilissimo consiglio: conservare tutte le email scambiate, perché nel momento in cui si andrà dalla Polizia, il pubblico ufficiale vi chiederà anche l’header dell’email. Ovvero l‘intestazione dell’email che è stata ricevuta/inviata, che contiene molte informazioni a prima vista non consultabili o insignificanti. Tale intestazione invece documenta da dove è partito il messaggio e fornisce agli inquirenti preziosi dettagli.

Attenzione alle date!

L’altro consiglio, oltre a conservare tutte le email, log delle telefonate trascorse, ecc., è fare molta attenzione alle scadenze.

Chi sta truffando ovviamente non ha molto interesse nell’andare a svolgere un processo. Mette in conto il fatto che sul web si possano generare discussioni sui forum ed apparentemente si mostrano come semplici venditori inesperti.

Inizieranno quindi a sbrodolare le scuse più varie:

  • Abbiamo avuto problemi con il fornitore;
  • Abbiamo avuto problemi con il corriere;
  • Entro settimana spediamo;
  • Ancora pochi giorni di attesa;
  • Stiamo approntando la sua spedizione;
  • Il suo pacco ce lo abbiamo qui davanti e domani sarà dato al corriere;
  • Le proponiamo un cambio;

E dal cambio ricomincia la trafila:

  • Entro questa settimana spediamo;
  • Il suo ordine ha la massima priorità;
  • Stiamo facendo il possibile per rientrare coi ritardi.

Se poi vi permettete di lasciare un feedback negativo può anche darsi che verrete richiamati. Verrete minacciati di azioni legali perché danneggiate l’azienda, vi verrà proposto un rimborso di entità maggiore allo stesso margine di guadagno che ha il commerciante sul prodotto venduto, il tutto pur di rimuovere i contenuti scomodi.

Se hai pagato con carta o bonifico vai in banca

Gli strumenti di cui un consumatore si può avvalere sono diversi. Questa soluzione può essere adottata anche prima di una eventuale denuncia. In pratica se il pagamento è stato effettuato tramite bonifico bancario o carta di credito si è sicuramente ricevuta una mail con il riepilogo dati.

Quando viene utilizzato un servizio come KeyClient, cioè di POS virtuale, la mail conterrà data e ora del pagamento, l’importo, il codice esercente, codice di autorizzazione, il circuito di pagamento, e via dicendo. Ecco questa mail va stampata assieme a tutte le altre che testimoniano l’acquisto sul sito e che descrivono il prodotto acquistato. A questo punto recandosi presso la filiale della propria banca è possibile tentare di disconoscere l’operazione per “mancato acquisto“. Alcuni circuiti sono provvisti di un sistema assicurativo ed entro un termine di giorni che non conosco, ma penso sia variabile a seconda del circuito, copre queste transazioni. Sempre che l’assicurazione sia attiva.

Se invece si ha la denuncia sporta questa va portata in filiale assieme alla documentazione precedente. Anche qui conviene parlare con un operatore, spiegare la situazione e sicuramente sarà aperto un ticket di assistenza.

Altro consiglio utile

Se il prodotto che stai acquistando viene proposto a prezzi più bassi di quello di mercato, anche di pochi euro, fai attenzione perché questo potrebbe essere un campanello di allarme. Il guadagno su un prodotto come uno smartphone è minimo per chi vende quindi è difficile che il prezzo possa stare al di sotto di quello delle grandi catene che fanno campagne promozionali con prezzi bassi.

Cosa fare quindi? Leggere bene i commenti di altri utenti, i feedback sono il test migliore. Tuttavia fai attenzione che alcuni mettono in pratica azioni discutibili. È noto che molti possono chiedere recensioni positive agli amici, purtroppo però esiste il caso di chi richiama invitando a cancellare il feedback negativo. Quindi cerca di essere bravo ad individuare casi in cui le recensioni possano essere manovrate a piacimento del truffatore. Vai sui forum e se senti puzza di bruciato non rischiare!

Controlla qui sempre la partita iva che deve essere esposta obbligatoriamente sul sito di vendite, pena una multa per chi non ha rispettato questa regola. Questo strumento ti dice il nome dell’azienda, la data di registrazione e se è una partita iva ancora attiva. Chi truffa però apre e chiude srl come crescono i funghi dopo la pioggia. Quindi occhi aperti.

 

 

Categorie
Diario di bordo

Crdgame.it, La Mia Esperienza Negativa Per l’Acquisto Di Un Galaxy Nexus

crdgame

 

** Leggi QUI (aggiornamento del 2 aprile su come ho ottenuto il rimborso) **

Riepilogo del 30 marzo 2013: QUI

Questo articolo è stato pubblicato il 28 gennaio 2013. Al 28 febbraio la situazione non è cambiata. Inoltre la  società in questione apre anche un nuovo sito.

Questa vicenda si svolge in maniera poco cordiale con Crdgame. Sono stato minacciato di denuncia, querela per diffamazione, violazione di copyright. 
Mi è stato attaccato il telefono in faccia da Crd Game in una telefonata tra le più brutte mai ricevute. 
Ho ricevuto proposte in denaro in cambio della cancellazione dell’articolo a cui ho rifiutato perché ho una dignità personale. Mi è stato offerto un Nexus (quando arriva il lotto) a metà prezzo per evitare che facessi pressioni, ma non ci ho mai creduto. So che era un modo per tentare di evitare di diffondere la mia storia altrove. Volevo solo che arrivasse il mio telefono, che da Nexus era diventato SII perché era in pronta consegna. Il resto lo potete leggere nel post. Il resto ancora lo sanno alcuni dei miei amici che erano al mio fianco durante le telefonate.

Questo post racconta la mia vicenda ancora non conclusa con il negozio online crdgame.it. Lo pubblico per dare informazioni a chi desidera acquistare da questo sito. Giusto per completezza, bisogna sapere che il sito è intestato a Cardinale Marianna Ornella, si trova a Occhiobello (RO) e non è l’unico e-commerce gestito dalla stessa società. Fanno parte della CRD i siti:

  • absudprice.it
  • crdgame.it
  • vale-shop.it (registrato da Marco Torzoni)
  • marco-ehop.it (registrato da crdgame e Cardinale Marianna Ornella, classe 1994, vedi qui. L’attività sul sito è svolta dalla società E Shop di Torzoni Marco, quest’ultimo classe ’90)

Se andate su questi negozi troverete su tutti lo stesso indirizzo. In effetti hanno la stessa sede e numeri di telefono che mi hanno contattato per conto di crdgame sono quelli di vale-shop o comunque segnalati sugli altri siti. La mia è una cronistoria che dura, fino al momento in cui scrivo, da un mese. Ripeto, non si è ancora conclusa.

29 dicembre 2012

Il 29 dicembre 2012 scrivevo una mail al sito in questione chiedendo lumi in merito alle spedizioni. Avevo infatti effettuato una ricerca su Google e dopo aver visto che crdgame.it aveva disponibile il Galaxy Nexus White 16GB ho notato dai feedback su shopmania.it che nel mese di dicembre alcuni non avevano ricevuto il prodotto acquistato come regalo di Natale. Mi ha risposto il giorno dopo la titolare del sito, Marianna Cardinale, dicendomi che si è trattato qualche disguido con al massimo una decina di clienti che avevano rilasciato feedback negativi. Ho pensato che poteva essere vero poiché nel periodo natalizio era probabilissimo riscontrare problemi con le spedizioni. Pertanto il 31 dicembre ho chiesto se lo smartphone ce lo avevano in negozio e se era possibile riceverlo entro il 16 gennaio, anche perché lo avevo comprato per un regalo di laurea. La risposta arrivata sempre nella stessa giornata è stata:

per il 16 posso garantire la consegna sicuramente. saluti marianna

Cosicché ho proceduto all’ordine del telefono in questione. Incautamente devo dire. Avrei dovuto fare ricerche più accurate. Ho quindi ordinato il 2 gennaio 2013 alle ore 18.58 e 49 secondi con pagamento anticipato per un totale di 262,00 € (cellulare+spedizione con corriere).

3 gennaio 2013

Il giorno dopo chiedo un chiarimento sulla garanzia e specifico che non riuscivo a contattarli via telefono (sempre occupato) quindi ho chiesto conferma del contatto sul loro sito. La risposta sempre molto celere:

Salve Il prodotto e’ garanzia italia Le confermo i termini di consegna Saluti Marianna

10 gennaio 2013

Passati 8 giorni dall’ordine, sempre con toni molto cordiali, ho chiesto ancora informazioni perché sul sito lo stato risultava “in corso” e pertanto “non evaso”. Nella mail ricordavo inoltre che avevo l’esigenza che il cellulare arrivasse il 15-16 gennaio. Specificavo inoltre che se c’erano problemi dovevano contattarmi.

11 gennaio 2013

Il giorno dopo vengo contattato da un numero fisso +390425xxx sul mio cellulare. Con molta gentilezza mi viene detto che il cellulare non era ancora stato spedito e che probabilmente lo avrebbero spedito la settimana successiva. Che era quella in cui avrei dovuto riceverlo! Inoltre mi ha fornito un indirizzo che avevano appena attivato sul quale potevo mandare una richiesta di contatto telefonico. In quel momento ho capito che non lo avrebbero mai spedito. Ho iniziato a cercare un’alternativa. Ma in giro su internet a meno di pagarlo 500€ era impossibile trovare un altro Galaxy Nexus. Il 13 gennaio (domenica) mando una mail per farmi chiamare il lunedì 14 dopo le 11:00.

14 gennaio 2013

Alle 11:17 della mattina quindi rimando una mail a chiamami.crdgame@tiscali.it. Mi chiama una ragazza. Mi dice che non sa se il telefono verrà spedito entro la data concordata ma che forse ci volevano uno o due giorni in più.

15 gennaio 2013

Mando un’altra mail per sapere a che punto stava il mio ordine alle 14:32. Nessuna risposta. Ci riprovo dopo un’ora, 15:15. Nessuna risposta. 16:14 ancora un’altra richiesta di contatto. Nessuna risposta. Ore 17:14, mando un sollecito. Alle 18:04, stanco e decisamente arrabbiato, mando l’ultimo sollecito. Vengo richiamato. Il cellulare non è stato spedito, ma sono arrivate nuove forniture come mi aveva detto la ragazza il giorno precedente. Spiego che si tratta di un regalo, che avevo preso accordi con Marianna via mail. Mi viene risposto che siccome era ormai tardi sicuramente non lo avrebbero spedito il giorno stesso. Forse il giorno dopo, altrimenti entro venerdì. Il tizio mi dice che mi avrebbe richiamato la mattina seguente intorno alle 10.

16 gennaio 2013

Ore 09:37, mando una richiesta di contatto. Nessuna risposta. Ore 11:12, mando una richiesta di contatto. Nessuna risposta. Ore 11:53, mando una richiesta di contatto, ricordo che avevamo un appuntamento per aggiornamenti alle ore 10:00. Non ricevo alcuna telefonata! Ricevo una telefonata alle 12:20.

17 gennaio 2013

Avrei dovuto consegnare il regalo e chiudere qui questo post.

18 gennaio 2013

Alle 13:08 mando una mail. Ricevo dopo pochi minuti la seguente risposta:

Buongiorno. Non si preoccupi, ci rendiamo conto del ritardo e, come già detto più volte, stiamo provvedendo a recuperare tale ritardo. Il suo ordine verrà gestito e stiamo approntanto la spedizione. Ancora pochi giorni di attesa e riceverà il suo prodotto. Grazie e cordiali saluti.

Rispondo che voglio una data precisa, ma che sia quella.

Non si preoccupi, entro metà settimana al massimo. Ci sentiamo lunedì che ci aggiorniamo. Grazie e scusi per il ritardo. Cordiali saluti

Il 18 gennaio era venerdì. Quindi sono riusciti a farla scivolare ancora.

21 gennaio 2013

Dopo due mail di richiesta di contatto vengo contattato sul cellulare alle 15 in punto. Solite scuse e rassicurazioni sul fatto che verrà spedito entro la settimana. Appuntamento telefonico per il mercoledì, dopo due giorni.

23 gennaio 2013

Richiesta di contatto alle ore 10:21 andata a vuoto. Mando un’altra mail alle 13:50. Come sopra. Ne mando una terza alle 15:45. Ricevo risposta alle 17:21:

Buongiorno Sig. Zito. Purtroppo ci rendiamo conto del ritardo che si è creato. Non si preoccupi il suo ordine ha assoluta priorità visto il lungo tempo di attesa. Stiamo provvedendo a recuperare gli ordini rimasti indietro; riceverà il prodotto senza ulteriori ritardi entro i primissimi giorni della prossima settimana. Ci scusiamo per questa attesa, grazie e cordiali saluti.

Il mio umore non era dei migliori. Quindi rispondo così:

Buonasera, vi chiedo di chiamarmi sul cellulare. E’ già la terza settimana e mi avevate assicurato arrivasse entro questa e non la prossima settimana. E già avevate garantito consegna per la settimana precedente! Quindi pretendo un contatto telefonico urgente!

Vengo ricontattato alle 17:48 (24 minuti dopo) sul cellulare. Cade la linea e non vengo richiamato. Mando una mail per chiedere di chiamarmi ma nessuna risposta.

24 gennaio 2013

Mando una mail dicendo che non mi hanno più richiamato dopo che è caduta la linea. Non ricevo risposta né via telefono, né via mail. Stanchissimo invio via fax una diffida ad adempiere. Mando subito un’altra mail. Provo a chiamare e sono riuscito per la prima volta a trovare il telefono libero. Parlo sempre col tizio con cui avevo parlato nei giorni precedenti. Mi spiega la situazione. Non hanno i Nexus in negozio. Mi propone il cambio, si scusa e non so cos’altro abbia detto. Il mio tono non era certamente cordiale (spero sia comprensibile il perché). Mi promette che verrà spedito nei primi giorni della settimana prossima (quella in cui sto scrivendo!). Gli dico che io invece voglio la spedizione con tanto di tracking number entro il 25 mattina. Prometto che mi sarei attaccato al telefono tutto il giorno e così ho fatto.

…nel frattempo sul pianeta Facebook

In quei giorni sulla loro pagina facebook si sono moltiplicati i messaggi di gente cui avevano promesso la spedizione intorno a metà mese. Scrivo anche io con toni molto moderati che non avrei più accettato questo “tipo di trattamento”. Nessuna parolaccia, e nessun insulto (sia chiaro). Ho specificato che avevo inviato una diffida ad adempiere via fax. Il mio commento è stato cancellato dopo due minuti e il mio account bannato. Attualmente non posso scrivere su quella pagina.

25 gennaio 2013

Hanno risvegliato quel piccolo troll che vive in ognuno di noi. Ho creato un ulteriore account su facebook con la mia identità, scrivo la mia situazione, sempre con termini moderati. Vengo nuovamente bannato. Mi attacco tutta la mattina al telefono finché non trovo la linea libera. Mi risponde una signora. Dice che ha sentito il mio nome dal collega. Era infastidita dalle mie azioni e dal commento su facebook. Mi ha comunque detto di non voler litigare, che non si divertono in questa situazione. Ci mancherebbe, dico io! Mi spiega che il loro fornitore gli ha dato buca inviando i cellulari all’estero. Che sono introvabili. Chiedo di fare il cambio col Galaxy Note N7000, il primo per interderci. Dato a 366,00€ sul loro sito che lo segnala tutt’ora (al 28 gennaio) disponibile.

GALAXY_NOTE_N7000_crdgame
Il Note è disponibile sul sito ma vale lo stessa situazione del Nexus (immagine del 28/01/2013 dal sito crdgame.it)

La signora o signorina, non saprei dire, mi dice che per quel modello hanno lo stesso problema del Nexus. Chiedo perché li danno disponibili sul sito. La risposta? Lo stiamo aggiornando! Ma quanto ci vuole ad aggiornare il database su un e-commerce? o_O Questa non è bevibile. Mi accordo per un SII allo stesso prezzo del Nexus. L’SII bianco loro lo piazzano a 330,00€. Pare tutto ok. Ma siamo sicuri?

28 gennaio 2013

Siamo al lunedì di una nuova settimana. La telenovela non termina qui. Provo a chiamare, sempre occupato. Alle 12:01 mando una mail. Vengo richiamato alle 12:13 da una signorina, che stavolta o parla italiano non benissimo o alle prime armi con la gestione clienti. Ad ogni mia domanda mi metteva in linea, chiedeva lumi, poi mi dava risposta. Mi chiede se sapevo della situazione dei Nexus e mi spiega: «Forse non gliel’hanno detto, ma i cellulari non avevano la lingua impostata». Ed io: «Me lo potevate spedire ugualmente, non mi importa in che lingua sia». Risposta: «Erano in cirillico. Le sa il russo?». (Ammesso che fosse vero avrei gradito una chiamata: «Sig. Zito il telefono ci è arrivato in linguaggio huttese». Lo avrei preso comunque.) Alla fine mi stava per cambiare il Nexus col Galaxy SIII. Mi richiama per dirmi che si è sbagliata. Confermo per l’SII bianco. Poiché il 25 mi è stato detto che era in pronta consegna chiedo quando viene spedito. Risposta: «entro questa settimana». Ci risiamo – dico io. Rispondo che per me equivale a “non spediamo” visto che quella è la frase che hanno usato per circa un mese. Mi dice «massimo massimo entro venerdì». Ecco – le dico – è quello che mi hanno sempre detto i suoi colleghi.

Ore 18:15 Ho parlato col signor Aldo, mi è sembrata una persona ragionevole, di sicuro con esperienza nel campo delle vendite. Ho chiesto quali sono i veri motivi che hanno portato questi lunghi ritardi nelle consegne e ho spiegato che avrei preferito la verità intorno al 10 di gennaio quando ancora potevo comprare il Nexus da qualche altra parte (anche se ad un prezzo maggiore) o approfittare di altre offerte. Non mi pare e non mi è mai parso che avessero intenzione di truffare. Tuttavia credo che l’inesperienza di alcuni addetti ai lavori e il continuo rinvio senza chiarezza sul reale motivo di tale posticipo nella spedizione abbia creato molta frustrazione in diversi utenti, me compreso. Mi è stato detto che chi deve ricevere il Nexus lo riceverà, pare che la fornitura (l’ultima, visto che è andato fuori produzione) sia stata fermata per un motivo fiscale. Mi è stato spiegato dal signor Aldo che ciò è dovuto ad un cambio di ragione sociale. Ci ho creduto perché ricordo che l’intestazione e l’indirizzo in basso al sito in questione era effettivamente diversa ed è passata da Ferrara ad Occhiobello. Vedremo nei giorni a seguire. Questo problema sui Nexus comunque pare sia nato quando hanno lanciato la promozione. Crdgame spiega che avevano ricevuto un’informativa di Samsung su un nuovo cellulare quindi hanno lanciato il Nexus a 252,00€ sul sito avendo solo 50 pezzi e pensando che non li avrebbero venduti tutti neanche sotto Natale. Dopo la promozione di una nota catena sono partiti in una sera 475 ordini. I primi 50 quindi – mi spiega il signor Aldo – hanno ricevuto il cellulare. Nel frattempo il fornitore ha garantito la fornitura, però arrivata con ritardi.  Ecco, alla luce di ciò bastava fare chiarezza su questo punto. Dire la verità. Specificare che l’inconveniente sarebbe durato ancora X giorni, il tempo di sistemare questo cavillo burocratico. Io avrei capito, molti altri avrebbero capito. A me ha dato fastidio il continuo rinvio senza motivo da una settimana all’altra come quello di oggi 28 gennaio dopo aver sentito la storia del cellulare in cirillico e che avrebbero spedito (con l’ennesimo rinvio) massimo venerdì (ma mi è stato detto che il pacco è partito oggi). Per il momento attendo che la situazione termini spero con esito positivo per poter chiudere questa pagina. Per il momento i miei giudizi rimangono con riserva. A Crdgame va un consiglio: utilizzate la pagina Facebook per pubblicare più informazioni sullo stato degli ordini e sulla reale e speciale situazione dei Nexus.

29 gennaio 2013

Sono le 16:06. Avrei dovuto ricevere una telefonata con il numero di spedizione già questa mattina perché a detta del signor Aldo il mio pacco era già da Artoni. Il corriere però contattato da me al telefono in mattinata dice che non esiste alcuna spedizione a mio nome.  Ho chiesto un contatto questa mattina ed uno pochi minuti fa. Ancora nessuna risposta. Le mie opinioni di cui sotto in merito all’azienda rimangono tutt’ora ferme.

Ore 19:00 ricevo una telefonata dove vengo avvisato di un rimborso. Chiedo dove, ma l’operatore dice di rendersi conto di aver commesso un errore a causa di un omonimo.

Ore 19:15 ricevo una telefonata dal collega di Aldo. Il pacco è stato spedito, riceverò il tracking number in serata o entro domani mattina. Nello stesso momento ho stabilito un contatto privato con Aldo, mi spiega che il corriere – in maniera a me insolita – fornisce il numero di spedizione per mail in un secondo momento. A volte – mi dice – arriva prima il pacco che il tracking number.

30 gennaio 2013

Ore 9:39. Ricevo una telefonata dal collaboratore di cui sopra. Conferma che è stato spedito il cellulare, ma non ho ancora il numero di spedizione.

Ore 14:38. Stamattina avrei dovuto ricevere il tracking. Artoni (il corriere) dice che non esiste spedizione a mio nome o al mio indirizzo.

Ore 15:31. Ho parlato al telefono con Sara. Ho tentato diverse volte di contattare privatamente Aldo ma nessuna risposta (suppongo abbia ancora l’influenza che – è noto – non permette di mandare sms o ricevere telefonate). Comunque Sara dice di aver parlato sempre col collega di stamane che conferma la spedizione e che il tracking lo ricevo in serata. Ribatto che lo dovevo ricevere stamattina e che attendo al telefono. La telefonata è stata poco cordiale. Chiedo com’è possibile che non abbiano qualcosa che testimoni la spedizione e risponde che hanno la bolla. Chiedo di mandarmela subito per mail. Dice che lo farà al termine della telefonata, dopo averla scannerizzata. Attendo.

Ore 16:25 Ho chiamato:

  • Artoni di Roma e risulta una spedizione ad un certo Maurizio, ma non  a me;
  • Artoni di Padova mi dice che non è la prima chiamata per sapere di spedizioni di Crdgame e mi dà il numero del centro operativo di competenza che è Ferrara;
  • Artoni di Ferrara mi spiega che conoscono Crdgame. Mi spiega come lavorano. Capisco e ricevo conferma che Crdgame non mi ha spedito alcunché fino ad oggi. Prima delle 18 non è possibile sapere se hanno spedito stamattina.

Fino ad ora da Crdgame mi hanno detto bugie. A meno di una spedizione stamattina!

Rimangio le mie considerazioni su Aldo. Bravo a parlare, ma mi ha detto cose non vere sulla spedizione.

Ore 17:00 Ho ricevuto una telefonata davvero poco poco cordiale. In poche parole mi hanno detto che sarò denunciato/querelato e che i miei soldi li metteranno in un libretto che daranno alla magistratura.

Ore 18:52 Noto che sulla pagina pubblica di Crdgame su Facebook arriva un messaggio di Aldo.

Damiano X sono io
Damiano X sono io

Ripeto qui un concetto elementare:

Sotto a questo post esistono i commenti e può commentare chiunque. Sono io che non posso rispondere sulla loro pagina perché mi hanno bannato dopo un commento, non offensivo.

Ore 23:00 Questa sera il sito citato più volte in questo post risulta aggiornato. In particolare il Nexus bianco è stato aggiornato allo stato non disponibile. Quello Titanium invece “in arrivo”. Dalla pagina principale inoltre per questo ultimo modello è specificato che per l’acquisto bisogna chiamare il numero del negozio.

Comunque fino a questa mattina erano entrambi erano segnalati su “disponibili”. Comunque facendo una ricerca nella Cache di Google si vede che esso tiene salvata la versione del sito del giorno 18 gennaio (per la versione titanio) e 20 gennaio (per il Nexus bianco).

Cache del sito del 18 gennaio 2013.
Cache del sito del 18 gennaio 2013. (clicca per ingrandire)
Cache del sito aggiornata al 20 gennaio 2013
Cache del sito dell 20 gennaio 2013. (clicca per ingrandire)

Com’è andata a finire?

Vedi qui.

Valutazioni e Opinioni su crdgame.it

Ancora prima di concludere però voglio scrivere quello che penso di crdgame e tutta la compagnia. Innanzitutto da questa storia si impara che per vendere sul web non basta aprire un sito internet, pagare un tizio che mette su un e-commerce ed abilitare una connessione https per i pagamenti. Serve trasparenza, serietà, comunicazione tempestiva coi clienti, sincerità. A quelli di crdgame mancano tutti questi elementi.

  1. La trasparenza manca perché sul sito non vi sono informazioni reali.
  2. La serietà manca come diretta conseguenza della mancanza di trasparenza.
  3. La comunicazione online non sanno neanche dove stia di casa visto il modo in cui utilizzano la pagina di Facebook. E cioè cancellano commenti, non aggiornano lo stato degli ordini e a volte hanno risposto con toni poco rassicuranti. Comunicano solo per allungare i tempi, per far sentire che ci sono, ma in sostanza usano sempre le solite frasi fatte. Poi ti portano a fine giornata della metà settimana per dirti «entro fine settimana», «ormai è tardi», «entro lunedì o martedì prossimo».
  4. Sincerità. Se non sei trasparente, non sei serio. Se poi comunichi snocciolando frottole manchi di serietà. Basta dire: ordina questo prodotto. Noi te lo diamo a questo prezzo ma devi aspettare 40 giorni. Solo così uno si può fare due conti, capisce se può aspettare e mette l’animo in pace. Altrimenti cambia.

Consiglieresti a qualcuno crdgame.it?

Assolutamente no. Fatti un giro su qualche altro sito. Non fare come me che nell’unico caso in cui sono stato incauto ho beccato una fregatura. Se vuoi siti affidabili ce ne stanno tanti altri anche a prezzi vantaggiosi.

Categorie
Tech

Peugeot I-On, Cosa mi Piace e Non mi Piace dell’Auto Elettrica

Ieri mi trovavo alla ZeroEmission Rome 2011 e ho provato la macchina nella foto. Si chiama I-On, è prodotta dalla Peugeot ed è completamente elettrica.

Impressioni

La macchina si presenta bene, è compatta, molto agevole, garantisce quindi una guida piacevole ed ha un’autonomia di circa 150 km (per altre caratteristiche puoi andare quiqui). Sulla sua guida, le dimensioni e le prestazioni (per quello che è lo stato dell’arte) si può solo che parlare bene.

Ancora degno di nota, il rumore! Non si sente niente e ciò rappresenta un vantaggio nella guida e un problema per i pedoni che non avvertono l’arrivo del veicolo. Per questo motivo si sta pensando da tempo inEuropa di introdurre per legge un “rumore” per queste macchine (che sarà avvertibile solo all’esterno) proprio per migliorare la sicurezza dei passanti.

Svantaggi

Sul prezzo incide molto la batteria: di listino la I-On costa sopra i 35 mila euro e considerando che in Italia non esistono incentivi per questo genere di vetture (che comunque negli altri Paesi non superano i 6 mila euro), allora diventa davvero inaccessibile. Cito per gli interessati il sistema di noleggio previsto da Peugeot (vedi qui). All’interno, negli sportelli ho notato l’utilizzo di molta plastica .

Ma passiamo alle note tecniche che evidenziano i problemi di queste vetture: sono tutti legati naturalmente pacco batterie e non sono di poco conto. Quali sono i tempi di ricarica? Ma soprattutto quanto dura la batteria? Qual è il suo ciclo di vita?

La ricarica completa – secondo i dati della casa madre – nel nostro garage avviene in 6 ore. L’ideale sarebbe avere le colonnine di ricarica, o meglio averne di più. In queste stazioni una ricarica avviene in tempi di 15 minuti per avere la batteria 50%. Mentre in 30 minuti si riesce a ricaricarla per l’80%. Sul sito colonninelettriche.it è possibile trovare l’elenco delle stazioni di ricarica.

Il pacco batterie è garantito da Peugeot per 5 anni ma, attenzione, sotto i 50.000 km. Dunque 10.000 km/anno che significa una media di poco più di 27 km al giorno. Facendo un po’ di conti dopo 360 – 400 cicli di ricarica la batteria comincia a perdere colpi e a diminuire l’autonomia.

Conclusioni

Esteticamente la I-On così come altre auto elettriche al 100% si presenta come una vettura normale. La sensazione che si ha alla guida però è decisamente migliore. Gli svantaggi legati alla batteria sono tuttavia incidenti tanto quanto il prezzo (molto alto) sulla scelta di queste vetture. Se dovessi scegliere punterei su un modello ibrido. In effetti i modelli elettrico-benzina allo stato attuale rappresentano il giusto compromesso.

Quello che manca è una spinta (incentivi!) e colonnine di ricarica (finora troppo poche!).

E tu che ne pensi?

Ps: il tizio nella foto, mi pare ovvio, non sono io! 😉

Categorie
Energia

E se Domani ci Fosse un Blackout?

Sono di ritorno dalla libreria Minimum Fax di Trastevere dove ho partecipato alla presentazione del libro “2025 Blackout” (Edizioni della Sera, 12 euro). L’autore Renato Riva, prima di essere uno scrittore è un ingegnere elettronico, top manager europeo della Cisco, e ha deciso di scrivere questo libro per «impegno civile». Si tratta di un romanzo che immagina un futuro non molto lontano (solo 14 anni) che lui descrive assurdo ma possibile.

Così, partendo da una semplice storia di un ragazzo emigrato in California che vuole sperimentare sulle nanotecnologie, abbiamo aperto un interessantissimo dibattito sulle politiche energetiche nel nostro Paese e sulle ricadute che le scelte che andremo a fare avranno sulle generazioni dei nostri figli, quelli che fra 100 anni, ma anche molto meno, non avranno più il petrolio. E, si stima, a neanche uranio necessario per generare energia nucleare. Così siamo arrivati a parlare della non-consapevolezza dei cittadini sui consumi di energia, consci magari di che cos’è lo share televisivo ma ignari del significato di un chilowattora, fino dai benifeci che derivano dalla produzione di energia autonoma, o dalla realizzazione di edifici “attivi”, reti intelligente e molto altri.

Ne riparlerò molto presto (specie per l’iniziativa di Riva sul  Forum Solare Italiano ) e nel frattempo ringrazio lo stesso autore, poi Graziano Rossi che ha moderato il dibattito, Veronica Ulivieri di Greennews e Fabio Barbera di AgoraVox.

PS: Graziano ha già recensito il libro e sei interessato puoi sempre acquistarlo. Io l’ho già fatto. 😉

Categorie
Media

Social Media Week, la Rete fa lezione di giornalismo

di Damiano Zito per Dirittodicritica (che dal 7  febbraio è diventato testata giornalistica 😉)

Social Media Week, il Festival della Rete organizzato in contemporanea in diverse grandi città del mondo per discutere di social media, per il secondo anno consecutivo è sbarcato in Italia, a Roma, con un’agenda ricca di appuntamenti distribuiti nella capitale dal 7 all’11 febbraio. La giusta occasione per conoscere meglio la Rete e discutere di fenomeni come Wikileaks o di strumenti come Twitter che hanno generato notevoli ripercussioni nel giornalismo tradizionale.

Al panel moderato dal conduttore di IoReporter Marco Montemagno, tenutosi ieri al palazzo Giannelli Viscardi, sono intervenuti alcuni protagonisti ed esperti del mondo dell’informazione per confrontarsi sull’evoluzione della figura del giornalista.

Emilio Carelli direttore di Sky Tg24 parla di “rivoluzione digitale” sia dal punto di vista tecnologico che dei contenuti. Un esempio? Oggi chiunque può fare riprese di ottima qualità e immetterli in rete. Questo nuovo processo secondo Carelli ha portato ad una “democratizzazione dell’informazione” e Wikileaks ne è un esempio per lui positivo.

C’è però chi non è d’accordo sul fatto che il moltiplicarsi delle fonti in rete costituisca necessariamente un miglioramento della qualità del giornalismo. Secondo Giancarlo Vergori, direttore generale di Virgilio, i sondaggi a disposizione parlano chiaro: “gli italiani nei confronti dei mezzi di informazione hanno una totale mancanza di fiducia”. E il discorso vale anche per le fonti ufficiali online. Il pubblico interpellato da Montemagno, ha confermato per la maggior parte la tesi di Vergori esprimendo insoddisfazione per l’informazione televisiva, dicendosi leggermente più soddisfatto dell’informazione su carta e promuovendo quella online perché pluralista e quasi sempre basata su fonti verificabili.

La trasparenza in effetti oltre a creare benefici alla salute del Paese, in Rete si trasforma in un aumento della reputazione (o web reputation) di un sito o blog. Per spiegarlo Alessandro Gilioli, giornalista e blogger de L’Espresso, cita il caso di Wikileaks, definendolo “giornalismo di database” che fornisce ai lettori l’accesso alle fonti dopo averle filtrate e rese consultabili.

Ma qual è la chiave del successo di un sito web? L’esempio migliore, almeno nel campo del giornalismo, è quello dell’Huffington Post che oggi vanta circa 25 milioni di visitatori unici al mese. Anche se alcuni dei motivi di tale popolarità sono tuttora inspiegabili, Gilioli chiarisce che la prima cosa che ha funzionato è stato il concetto di aggregazione tra citizen journalism e giornalismo professionale. Specie perché l’Huffingotn ha capito una cosa che i giornalisti faticano a comprendere: in Rete, più che sulla carta, paga l’autorevolezza e il lungo termine, ovvero il tempo impiegato per conquistare la giusta credibilità. Sono questi i concetti che secondo Gilioli mancano a chi in Italia cerca di fare il proprio Huffington Post.

httpv://www.youtube.com/watch?v=DkYiE_-Spx0

Categorie
Media

Social Media Week, Come è Cambiato il Giornalismo Dopo Twitter e WikiLeaks? [Liveblogging]

image

Direttamente dal Social Media Week di Roma: si discute di “Informazione Liquida: come è cambiato il giornalismo dopo Twitter e WikiLeaks”. Modera Marco Montemagno (conduttore di IoReporter su Sky TG24), ospiti: Emilio Carelli (direttore di SkyTG24) Luca Dini (direttore di Vanity Fair ) Tommaso Tessarolo (direttore di Current), Alessandro Giglioli (giornalista L’Espresso), Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio), Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset)

Un interessantissimo dibattito sul giornalismo e la comunicazione, sopratutto in Italia, ai tempi di Twitter, Wikileaks e dei social network. Cosa è cambiato nelle redazioni dei giornali?

Per il giornalismo televisivo l’importante testimonianza del direttore di Sky Tg24, Emilio Carelli, il quale ha specificato come la sua redazione sia formata da forze prevalentemente giovani. Oggi chiunque può essere giornalista e pubblicare un video, un immagine o un tweet. Bastano una videocamera e un cellulare con connessione a internet e le informazioni sono accessibili a chiunque e il suo tg ha saputo capire queste evoluzioni.

Ci sono però realtà diverse all’interno della rete internet. Parliamo di Facebook. Una rete dentro la rete, una piattaforma in mano al suo Ceo mark Zuckerberg che ha un pubblico così vasto tanto che se lo stesso Zuckerberg volesse interagire con un miliardo di persone lo può fare tranquillamente. E chissà se Obama – ad esempio – riesce a comunicare con così tante persone in contemporanea, si chiede Marco Montemagno.
Ma su internet dove i blog sono in rete ormai da dieci anni, ci sono elementi importanti per avere successo e popolarità. Innanzitutto autorevolezza, una buona reputazione e professionalità. Sono tre elementi che messi insieme costituiscono i giusti ingredienti per un’ottima ricetta che serve a far funzionare un sito o un blog, spiegati da Alessandro Gilioli che viene da una grande esperienza in questo campo specie col suo piovorane.it.

Dal pubblico sono arrivati vari spunti di riflessione su come i mass-media e i giornali dovrebbero trattare le notizie e quindi andare a cercare le fonti (anche) su twitter. Come ha fatto e continua a fare Al Jazeera. Serve quindi un nuovo modo di selezionare persone che sappiano trovare queste notizie in rete e che quindi abbiano facilità a muoversi sul web.

Un’interessante domanda è stata posta da Montemagno al pubblico: “quanto siete soddisfatti dell’informazione in Italia?”. La risposta ha necessitato di essere scomposta secondo i diversi settori: televisivo, cartaceo, internet. Quest’ultimo ha prevalso sugli altri. Sul cartaceo molte perplessità, mentre il giornalismo televisivo è stato completamente bocciato da un pubblico evidentemente molto attento alle nuove tecnologie e quindi ad un’informazione più controllata e più democratica.

Qui sotto un po’ di liveblogging dell’evento. Seguiranno altri contenuti multimediali.

[liveblog]

Categorie
Tech

Guida: Come installare Matlab su Ubuntu

Per chi studia ingegneria è difficile non imbattersi in Matlab che è disponibile sia per Windows, Mac che per Linux.

Quella che segue è una guida di installazione per Ubuntu valida per chi si ritrova il software su un dvd o in ogni caso scaricato dal web.

  • Come primo passo è necessario creare una directory di installazione. Io ho scelto

/opt/matlab

  • Assicurarsi che i permessi della cartella con i file da installare siano impostati su lettura e scrittura (per tutti i file e le sottocartelle)
  • Cliccare col tasto destro->’Proprietà’ su install e nella scheda ‘Permessi’ impostare “Consentire l’esecuzione del file come programma”
  • Ripetere l’operazione per il file xsetup che si trova in

update/bin/glnx86 o update/bin/glxna64  a seconda dell’architettura che state utilizzando: x86 o 64bit

  • Dal terminale dare il comando

./install
Una volta avviata l’installazione specificare il percorso di installazione scelto al primo passo e quando richiesto inserite il vostro numero di licenza.

Infine bisogna creare un launcher nel menù delle applicazioni.

  • Quindi sempre dal terminale:

sudo wget http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/21/Matlab_Logo.png -O /usr/share/icons/matlab.png

  • Poi ancora:

sudo wget 'https://help.ubuntu.com/community/MATLAB?action=AttachFile&do=get&target=matlab.desktop' -O /usr/share/applications/matlab.desktop

 

A questo punto nel Menù dovrebbe apparire sotto la voce Programmazione il launcher di Matlab. Nel caso non funzionasse, cliccare col destro sul Menù e cliccare su Modifica Menù. Specificare quindi la voce da modificare, ovvero il lanciatore di Matlab. Una volta evidenziato col tasto sinistro cliccare su Proprietà e nella finestra che si apre specificare nel campo comando:
opt/matlab/bin/matlab -desktop
Update: Come ultima operazione bisogna impostare i permessi di lettura e scrittura alla cartella di configurazione che ha il seguente percorso:
/home/nomeutente/.matlab
Update 2: Breve guida per impostare i permessi

Per il punto di cui sopra si può operare da Terminale aiutandosi con la guida della comunità. Ma ho pensato di scrivere come fare tramite Ubuntu Tweak.

  • Come prima cosa scaricare il .deb (qui) ed installare Ubuntu Tweak.
  • Andare su Applicazioni>Strumenti di Sistema e avviare il programma appena installato
  • Cliccare nella voce Impostazioni di Nautilus e mettere la spunta a “Apri cartella con privilegi di Root
  • A questo punto per impostare permessi, andare nel percorso di cui sopra, cliccare col dx sulla cartella .matlab (CTRL+H se non fosse visibile) e cliccare su “Apri come amministratore” per poi applicare i permessi come nella figura qui di seguito. Ovviamente il nome del gruppo e dell’utente sono diversi da quelli del sottoscritto.

NB: Questo procedimento è stato testato su Ubuntu 10.10 “Maverick Meerkat” con Matlab R2009a. Tuttavia dovrebbe essere valido con altre distribuzioni di Ubuntu e di Matlab come dimostra la guida della comunità di Ubuntu per Matlab R2009b.

Damiano Zito

Categorie
Media

La guerra di Rupert Murdoch contro gli aggregatori di notizie, blogger e siti di informazione

Murdoch_michael-wolff-0911-01Rupert Murdoch è un magnate dell’informazione, possiede case editrici, è proprietario di Sky, di giornali e riviste, come il Wall Street Journal, il Times, il New York Post e nel 2005 ha acquistato Myspace.

In un’intervista a Sky News si è scagliato contro Google News che secondo Murdoch ruba i suoi contenuti e per questo ha dichiarato di voler rimuovere da questo servizio ogni contenuto che gli appartenga. La scelta del magnate australiano va davvero contro corrente, ma non dovrebbe poi stupire più di tanto.

Su Rue89.com si trova un articolo dal titolo “Murdoch dichiara guerra a internet, secondo il suo biografo”(link in basso).

Michael Wolff, il biografo, conosce bene il magnate che secondo lui non ha compreso bene internet e gli ha dichiarato guerra. In qualche modo Wolff aveva annunciato questa “guerra” alla rete, ricordando dalle pagine di Vanity Fair, che ad Agosto, Murdoch aveva reso pubbliche le perdite della sua News Corporation e stanco di questa sofferenza della carta stampata senza mezzi termini ha fatto sapere che per leggere i suoi giornali la gente deve pagare.

Wolff conversando nove mesi con Murdoch per curare la sua biografia, ha avuto modo di capire che il magnate nutre una forte antipatia verso internet e lo considera solo un posto per pornografia, ladruncoli ed hacker. Le esperienze delle perdite della sua azienda, la News Corporation, di Myspace affossato da Facebook, certamernte avranno il loro peso nelle sue convinzioni.

Murdoch ha 78 anni ma una mente lucida che gli ha permesso di pensare ad un piano editoriale che secondo lui verrà seguito dagli altri editori. Per il gigante dei media il modello dell’informazione gratuita su internet è perdente, lo aveva già detto ancor prima dell’estate, quando aveva iniziato a parlare del suo metodo per far uscir fuori dalla crisi, la carta stampata, proponendo al lettore una sorta di pay-per-news per ricavare denaro utile a riempire le casse dei giornali. Entro un anno i maggiori quotidiani di informazione, secondo Murdoch, devono diventare a pagamento. Ma non finisce qui.

Infatti, l’Associated Press, un’agenzia di stampa internazionale, in nome del copyright si è schierata contro chi usa i suoi contenuti, bollando come pirati anche coloro che citano o linkano proprie informazioni. L’azienda ha fatto sapere che monitorerà le sue news per contrapporsi agli aggregatori di notizie, ai blogger ed ai motori di ricerca.Qui aggiungo che la questione dell’indicizzazione e l’indirizzazione dei contenuti, secondo me andrebbe approfondita e capita meglio. Google ha fatto sapere che già le notizie sono dirottate verso i maggiri siti di informazione. Qui mi fermo per magari riprendere questo discorso in futuro.

La questione  informazione grauita rimane aperta, gli editori (molto critici verso internet) dichiarano guerra alla rete. È chiaro che stiamo vivendo una fase di passaggio, dopo la quale certamente ci troveremo definitivamente nell’era del cosidetto giornalismo 3.0, quello partecipato, twettato e retwettato. Che internet rappresenti una minaccia per i giornali la ritengo una visione del tutto azzardata. Credo invece che la rete rappresenti una forte concorrente della carta stampata che a questo punto dovrà riassestarsi per rilanciare contenuti che soddisfino il lettore che spende i suoi soldi per leggere le notizie su carta e che diventa sempre più esigente. Convincere i magnati sembra quasi impossibile, la guerra al 2.0 è aperta.

Foto (Vanity Fair)

Segnalazioni: