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DiDamiano Zito

La guerra di Rupert Murdoch contro gli aggregatori di notizie, blogger e siti di informazione

Murdoch_michael-wolff-0911-01Rupert Murdoch è un magnate dell’informazione, possiede case editrici, è proprietario di Sky, di giornali e riviste, come il Wall Street Journal, il Times, il New York Post e nel 2005 ha acquistato Myspace.

In un’intervista a Sky News si è scagliato contro Google News che secondo Murdoch ruba i suoi contenuti e per questo ha dichiarato di voler rimuovere da questo servizio ogni contenuto che gli appartenga. La scelta del magnate australiano va davvero contro corrente, ma non dovrebbe poi stupire più di tanto.

Su Rue89.com si trova un articolo dal titolo “Murdoch dichiara guerra a internet, secondo il suo biografo”(link in basso).

Michael Wolff, il biografo, conosce bene il magnate che secondo lui non ha compreso bene internet e gli ha dichiarato guerra. In qualche modo Wolff aveva annunciato questa “guerra” alla rete, ricordando dalle pagine di Vanity Fair, che ad Agosto, Murdoch aveva reso pubbliche le perdite della sua News Corporation e stanco di questa sofferenza della carta stampata senza mezzi termini ha fatto sapere che per leggere i suoi giornali la gente deve pagare.

Wolff conversando nove mesi con Murdoch per curare la sua biografia, ha avuto modo di capire che il magnate nutre una forte antipatia verso internet e lo considera solo un posto per pornografia, ladruncoli ed hacker. Le esperienze delle perdite della sua azienda, la News Corporation, di Myspace affossato da Facebook, certamernte avranno il loro peso nelle sue convinzioni.

Murdoch ha 78 anni ma una mente lucida che gli ha permesso di pensare ad un piano editoriale che secondo lui verrà seguito dagli altri editori. Per il gigante dei media il modello dell’informazione gratuita su internet è perdente, lo aveva già detto ancor prima dell’estate, quando aveva iniziato a parlare del suo metodo per far uscir fuori dalla crisi, la carta stampata, proponendo al lettore una sorta di pay-per-news per ricavare denaro utile a riempire le casse dei giornali. Entro un anno i maggiori quotidiani di informazione, secondo Murdoch, devono diventare a pagamento. Ma non finisce qui.

Infatti, l’Associated Press, un’agenzia di stampa internazionale, in nome del copyright si è schierata contro chi usa i suoi contenuti, bollando come pirati anche coloro che citano o linkano proprie informazioni. L’azienda ha fatto sapere che monitorerà le sue news per contrapporsi agli aggregatori di notizie, ai blogger ed ai motori di ricerca.Qui aggiungo che la questione dell’indicizzazione e l’indirizzazione dei contenuti, secondo me andrebbe approfondita e capita meglio. Google ha fatto sapere che già le notizie sono dirottate verso i maggiri siti di informazione. Qui mi fermo per magari riprendere questo discorso in futuro.

La questione  informazione grauita rimane aperta, gli editori (molto critici verso internet) dichiarano guerra alla rete. È chiaro che stiamo vivendo una fase di passaggio, dopo la quale certamente ci troveremo definitivamente nell’era del cosidetto giornalismo 3.0, quello partecipato, twettato e retwettato. Che internet rappresenti una minaccia per i giornali la ritengo una visione del tutto azzardata. Credo invece che la rete rappresenti una forte concorrente della carta stampata che a questo punto dovrà riassestarsi per rilanciare contenuti che soddisfino il lettore che spende i suoi soldi per leggere le notizie su carta e che diventa sempre più esigente. Convincere i magnati sembra quasi impossibile, la guerra al 2.0 è aperta.

Foto (Vanity Fair)

Segnalazioni:

DiDamiano Zito

Oggi è il mio compleanno!

Facciocompleanno

Il video che pubblico e che potete vedere è del 5 Novembre 1994…Era il mio settimo compleanno. Per chi non lo sapesse il mio primo nome, riscatto pagato 22 anni fa all’anagrafe, è Giuseppe, lo “confesso” anche nel video dove mi presento alla festicciola organizzata a casa mia con amici, amiche, cugini e cuginette d’infanzia.

Si può dire che oggi «faccio il compleanno»!

DiDamiano Zito

Il nuovo ddl per imbavagliarci. Si riparte!

pecorella

L’autunno che sta arrivando sarà molto caldo. Mentre siamo in missione di guerra sei italiani muoiono perché abbiamo deciso di esportare la democrazia. Ancora non capisco perché le chiamiamo democrazie in realtà, visto che quando va una parte al governo, quella contrapposta grida ai brogli e quando quella contrapposta si trova a governare l’altra parte è come se non esistesse. In barba all’alternanza democratica.

Ma non è di questo che voglio parlare. Scrivo due righe per informarvi che molto presto non sarà così facile dare informazioni dai blog o dalle piattaforme che consentono agli utendi di diffondere notizie e informazioni. Infatti gli onorevoli Pecorella e Costa hanno presentato un ddl che supera di gran lunga quello di Alfano. Per farvi un’esempio, sarà difficile commentare il fatto che Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Regione Calabria e attualmente vicepresidente della privacy (mia e vostra), è indagato per violazione delle legge Anselmi sulle logge massoniche e che è anche indagato nella vicenda Poseidone dove il procuratore aggiunto contesta agli indagati: associazione per delinquere, concussione, falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, favoreggiamento personale, truffa, tentata turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio.

Vi consiglio di leggere il primo commento a caldo di Guido Scorza su punto informatico per capire l’ignoranza del legislatore che  a quanto pare non conosce bene i meccanismi della Rete.

Ricordo per chi non lo avesse ancora fatto di aderire a Diritto alla Rete.

Stiamo poi organizzando una iniziativa, chi volesse partecipare si faccia sentire e si tenga in contatto su Diritto alla Rete o da questo blog o da quello di Enzo di Frenna. Servono più persone possibile.

Si Riparte! E la strada da compiere è lunga.

In foto: Gaetano Pecorella

DiDamiano Zito

Gaetano Saffioti, un imprenditore da prendere come esempio

GaetanoSaffioti

Ci sono strade e strade, ferrovie e ferrovie. Ci sono quelle costruite a regola d’arte e quelle buone, ma solo per metà. Come succede in Calabria, dove le indagini del sostituto procuratore  Dominijanni della Dda di Catanzaro, hanno accertato che per un tratto ferroviario, fra Settignano e Catanzaro Lido, è stato usato poco più della metà del cemento previsto per l’appalto. Dove c’è cemento c’è estorsione. Ma non tutti denunciano.

Le ‘ndrine impongono i materiali da usare, dove prenderli e in che quantità usarli. Impongono chi deve lavorare e chi no. Se ti sottoponi alle regole all’inizio le richieste sono minime, inziano con il 3% dell’appalto, ti dicono chi assumere, poi aumentano le richieste, fino a che non arrivano a prendere il controllo della tua azienda.

Gaetano Saffioti è un’imprenditore, produttore di cemento, uno di quelli che hanno avuto a che fare con gli appalti pubblici. Dopo diversi danneggiamenti ricevuti ha preso una decisione che gli ha cambiato la vita. Gli avevano consigliato di andare via, ma non di denunciare, e invece non solo è rimasto ma ha anche denunciato. Questo gesto gli è costato l’isolamento, l’emarginazione. Il suo stabilimento lo si nota sulla statale 18, sembra un territorio militare, una «trincea». Ha rinunciato solo al nome della sua impresa negli appalti pubblici, è rimasto in Calabria, continua a lavorare, ma soprattutto a lottare.

È un uomo che chiede (paradossalmente) di essere libero e di poter lavorare serenamente. Con questo post gli voglio rinnovare la mia solidarietà e se volesse raccontare un po’ della sua storia, questo blog è disponibile.

DiDamiano Zito

L'università italiana regressa, confusa e disordinata tra porcherie abusi e strafottenza!

blackboard

L’università negli anni subisce continue modifiche. Cambiano nomi, si “ingrassano” corsi di laurea che poi si devono “snellire”. Alcuni insegnamenti scompaiono, altri ricompaiono e i piani di studio degli studenti sono in continua evoluzione: modifiche su modifiche su modifiche. Il che vuol dire carte, su carte, su carte nelle segreterie che alla fine perdono sempre un pezzo del tuo percorso di studi e quando arrivi a laurearti sei fottuto: quel pezzo di carta che stava sotto all’altro pezzo di carta piegato dentro un altro pezzo di carta ingiallito è sparito. Sarà volato via. Sarà in un’altra cartellina. Quella gialla, verde, rossa, blu…

Regressa, confusa e disordinata. Così mi sembra l’università dopo tre anni di esperienza. Vecchi, prepotenti e avidi. Così mi sembrano molti professori (non tutti) che tengono ancora alla cattedra. Precari, soli, abbandonati. Così invece mi appaiono i ricercatori e i dottorandi, spesso più preparati e volenterosi di alcuni professori. Sono precari i ricercatori e i dottorandi, come tante delle strutture, che ci ospitano.

Il brutto e il bello si mischiano dentro ogni facoltà. Il brutto dei lavori mai finiti, di cumuli di materiali da buttare si mischia col bello dell’architettura di alcuni edifici.

Quest’anno non mancano le riforme universitarie e scolastiche. Infatti questo è l’anno in cui entrano in vigore i tagli di Mariastella e Giulio, che con la legge 133 hanno dato quasi il colpo di grazia al diritto allo studio. Non c’è governo di destra o di sinistra che abbia mai centrato l’obiettivo. Hanno sempre lasciato che chi avesse una cattedra da ordinario potesse esercitare un potere su un aspirante professore, un assistente o un ricercatore. I cosiddetti baroni universitari fanno ciò che gli pare all’interno della facoltà. Alcuni a lezione non ci vanno nemmeno, perché hanno ben altro da fare, dato che spesso svolgono anche la libera professione o sono consulenti di qualche politico. Questi professori sono stipendiati da me e da tutti gli italiani e alzi la mano chi conosce uno tra gli ultimi governi che si sia battuto realmente contro gli abusi di potere. Ma è ovvio che cane non morde cane.

A noi giovani cosa resta da fare dopo che con i nostri occhi abbiamo visto certe porcherie dentro l’università? Non resta che cambiare aria, specie se si vuole continuare con ricerca o studi più approfonditi, oppure possiamo decidere di “piegarci” all’attuale modello che ci imporrà una lunghissima precarietà.

Le riforme che hanno riformato la riforma del precedente riformatore non hanno fatto altro che ridurre la qualità degli insegnamenti. Ogni cambio di riforma impone un testo nuovo. L’editore in accordo con l’autore del libro è subito pronto a smagrire il volume e prepararlo con una nuova dicitura: «Questo testo è stato adattato alla nuova riforma universitaria». Ma vaffanculo! Mi verrebbe da dirgli ogni volta che un professore dice che il testo dell’anno precedente non è più buono. Spesso e volentieri cambia solo perché viene rimosso qualche capitolo e quelli che rimangono sono più brevi.

Non riesco a capire se quello che studio oggi mi serve a domani. I corsi si svolgono con meno ore rispetto a un corso ante 2000, ma devi assimilare  più o meno lo stesso concetto. Le ore, dicevo, sono di meno, il corso si svolge più in fretta e capita che il giorno dopo l’esame il concetto non è più tuo. Il cervello lo ha rimosso. Dove sono poi, per noi ingegneri, i laboratori? Molte volte si studia un motore senza mai averlo visto, senza avere la più pallida idea di cosa si stia parlando. I testi ormai nella fretta di impaginare il libro per la nuova riforma non vengono arricchiti con le foto che aiutano a memorizzare. Meglio risparmiare.

In tutto questo quanto conta il ruolo dei politici? Molto, anzi moltissimo dato che sono loro i primi a necessitare di “posti” da assegnare a chi gli dato l’appoggio in campagna elettorale. Molti sono i politici che hanno inserito professori incapaci. Hanno creato “sedi distaccate” di qualunque genere, il tutto per creare cattedre ad-hoc. Un po’ come succede con le strutture sanitarie. L’università non ha bisogno di tagli finanziari ed economici. Ha bisogno di mandare via i baroni, i veri fannulloni ovvero chi negli ultimi anni ha approfittato della propria posizione e chi ha usato soldi pubblici dello Stato italiano e dei fondi europei per finanziare progetti inesistenti. C’è bisogno di fare spazio a chi merita ma capisco che questa forse è utopia.

foto: auerelien_s

DiDamiano Zito

La piana di Gioia Tauro tra inceneritore, turbogas, discariche abusive e piccoli roghi. Che aria si respira?

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All’occhio di un passante la piana di Gioia Tauro da l’impressione di un territorio abbandonato, dimenticato da Dio.

Ai lati della strada vedo l’erba bruciata, dal sole e dall’uomo. Quella bruciata dal sole assume un colore giallo scuro, quella bruciata dall’uomo è ovviamente nera. In questo periodo per pulire i bordi e alcuni campi c’è chi  pensa bene di dare direttamente fuoco alle erbacce e a tutto quello che esse ospitano, ovvero bottiglie di plastica, buste, lattine, pacchetti di sigarette, cartoni della pizza, bottiglie di birra, vecchi bidoni arrugginiti, gomme che provocano fumo nero.

C’è qualcosa che non va nella piana. Come dicevo, ai bordi delle strade si vede molta spazzatura che è stata lanciata barbaramente dai finestrini, poi con l’arrivo di qualche “turista di ritorno”, ovvero emigrato, per le strade si sono moltiplicati i materassi vecchi, divani, scaldabagni, credenze, televisori, tutti oggetti sostituiti e che evidentemente si trovavano nelle case diventate ormai case vacanze . Basta farsi un giro per le strade e guardare con i propri occhi. Si trova di tutto e a volte si trovano delle vere e proprie discariche abusive, fumanti, dei piccoli inceneritori fai-da-te.

Tra il depuratore e l’inceneritore ormai si fa fatica a distinguere i profumi dalle puzze. Ci sono giorni che la puzza di spazzatura si sente a diversi chilometri di distanza sia dalla discaricha di Marrella, sia dall’inceneritore di Gioia Tauro. Oggi pomeriggio sono stato sotto l’eco-mostro e la puzza non mi ha fatto resistere per più di cinque minuti. Mi sono chiesto come si fa a lavorare con quell’odore terribile. Ma anche come facciamo noi ad inalare quell’aria irrespirabile e a non lamentarci.

A questo punto mi chiedo ancora quale sia la qualità dell’aria della piana di Gioia Tauro, vista la presenza, oltre che dell’incenritore, anche della centrale a Turbogas di Rizziconi. Me lo chiedo dato che quest’ultimo impianto in un primo momento era stato ritenuto dal nucleo VIA Regionale

Non comptaibile con l’ambiente ed il territorio interessato”

Un cittadino ha o no il diritto di sapere che aria sta respirando? Perché i siti dell’Arpa, in questo caso ARPACAL, una volta effettuate le rilevazioni, non riportano integralmente le relazioni in modo che siano consultabili liberamente da tutti i cittadini? Sarebbe un servizio utilissimo e sarebbe ancora meglio se si creasse una banca dati dei casi tumorali che pare siano in aumento i questa zona. Gli studi epidemiologici in altre regioni hanno dimostrato che esiste un nesso tra alcune patologie tumorali e l’esposizione alla diossina prodotta dagli inceneritori.

In Calabria si muore di tutto, di malasanità, di mare, di rifiuti.

DiDamiano Zito

Internet, come ci ha cambiati?

Internet cambia la società, secondo me è uno strumento molto potente ma che va conosciuto e studiato per capire gli eventuali “disturbi” che potrebbe provocare.

DiDamiano Zito

Il nuovo metodo Gelmini per l'assegnazione delle risorse agli atenei

No 133 -MInerva

Lo scorso inverno è stato un periodo di dura contestazione alla legge 133 che taglia in maniera davvero indiscriminata i fondi per le università e la ricerca. Oggi invece è stato presentato il nuovo “metodo Gelmini” per la ripartizione dei fondi e dei concorsi.

Un commento a caldo in base all’articolo che leggo su Repubblica lo voglio pur fare. Per distribuire le risorse sono state esaminate la ricerca e la didattica ed in particolare sulla didattica la qualità viene valutata in base

“alla percentuale dei laureati che trovano lavoro a tre anni dal conseguimento della laurea, alla capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo”

Mi soffermerei sulla “capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo”. Il ricorso a contratti non vuole sempre significare «insegnamenti non necessari» , spesso di tratta di corsi cosiddetti vacanti che vengono assegnati a soggetti esterni che prendono intorno ai 1800€ all’anno! Se non fosse per la disponibilità di questi soggetti, molti insegnamenti sparirebbero, per questo motivo spesso e volentieri il ricorso ai contratti si rende più che necessario. Dal prossimo anno molti insegnamenti, è vero sono stati accorpati riducendo uno sperpero di denaro, questo perché entra in vigore il decreto Mussi (dm 270), ma diversi insegnamenti saranno sempre tenuti da professori o ricercatori che daranno la propria disponibilità (questi ultimi senza trarne nessun vantaggio), si aggiunge anche  la possibilità che ci sia qualche  professore, magari che va in pensione, che terrà corsi a prestazione gratuita (garantisco che ci sarà!) visto che la cattedra rimane scoperta economicamente. Insomma a me pare un criterio di didattica davvero superficiale, che non valuta le difficoltà attuali che sono presenti ancor prima della cura Tremonti-Gelmini.

E poi sempre per la didattica si è tenuto conto della possibilità

“di valutare attraverso un questionario la qualità della didattica e la soddisfazione per i corsi di laurea frequentati”

Quei test che alcuni professori nemmeno fanno fare, test abbastanza aleatori!


DiDamiano Zito

Un garante per tutti, un calabrese

Un signore (calabrese) è indagato assieme al giudice del tar della Calabria per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Questo signore è garante della privacy di tutti noi, si chiama Giuseppe Chiaravalloti, un garante per tutti.

DiDamiano Zito

Se sei africano brucia pure!

Nella piana di Gioia Tauro vivono centinaia di africani. Sono quelli che per arrivare nel nostro Paese hanno rischiato di morire, pensavano di andare in un posto migliore, un posto che gli riconoscesse più diritti.

Tra loro c’è chi dorme in mezzo alle campagne di aranceti e ulivi, coperti solo dalle foglie degli alberi in caso di pioggia e scaldati dal loro stesso fiato in caso di freddo. Alcuni provano a ripararsi costruendo un “tetto” di legno avvolto in un telone di plastica, altri invece hanno avuto la “fortuna” di trovare ospitalità in casolari abbandonati sempre nelle campagne e quasi un centinaio di loro vivono in una ex cartiera a Rosarno.

È avvenuto un incendio proprio nell’ex cartiera proprio qualche giorno fa, quattro ghanesi sono rimasti feriti e per le ustioni sono finiti all’ospedale. L’incendio gli ha tolto tutto ciò che avevano, sono rimasti senza niente, senza vestiti, senza scarpe. Oggi non avere una casa, guadagnare qualche spicciolo per poi mandarlo tramite Western Union alla propria famiglia è reato, se sei “clandestino”, se sei in cerca di un foglio di carta che ti consente di rimanere sei un delinquente. Basta semplicemente essere “in regola” per non essere un “clandestino”, basta che chi sfrutta la manodopera di questi africani gli riconoscesse ciò che a loro spetta di diritto. Basta poco!

Ecco io voglio capire come si trova un medico davanti a un migramte senza documento ustionato o che ha appena avuto un incidente. Voglio proprio capire se secondo le folle ragioni del governo è giusto denunciare questa gente, se è giusto mandarli in carcere perché colpevoli di non avere una casa. Oppure è giusto che se sei africano puoi anche bruciare vivo?

DiDamiano Zito

19 Luglio 2009: Stragi rimosse nella Repubblica dell’Immagine

fiori sulle tombe vs erori (500x375)

Un gruppo di ragazzi scende da un autobus bianco sul quale si legge “Lombardo”, in realtà sono ragazzi per la maggior parte calabresi,  solo uno tra loro credo fosse lombardo, “quasi svizzero” dicono alcuni scherzando.

Cercano via d’amelio, è il 19 luglio 2009, un giorno trise per la Sicilia e per l’Italia. Al primo semaforo i ragazzi si sentono urlare “in fondo a destra!circa 600 metri”, un palermitano che li vede con bandiere con scritto “le loro idee camminano sulle nostre gambe” capisce qual è la loro meta.

La stanchezza è totalmente cancellata dall’emozione che si avverte appena si mette piede in via d’amelio che appare diversa da come si vede nei film, forse a causa delle telecamere che la riprendono dall’alto.

Sono le 9 circa, e mi trovo con i ragazzi di Ammazzatecitutti. La gente è ancora poca, c’è un piccolo via vai, la giornata sta per iniziare. Inizio a riflettere, penso alle parole di Salvatore Borsellino, a quelle di Gioacchino Genchi mentre arrivo davanti al cancello e alzo lo sguardo verso monte pellegrino dove in punta “sorge” castello Utveggio, quel castello da dove sarebbe partito il segnale che ha fatto saltare in aria il giudice con la scorta.

Le persone che sono in via d’amelio sono l’incarnazione dei movimenti antimafia, della rete, del movimento 19luglio1992, sono persone che conosco, con molte di loro mi vedo per la prima volta dopo avere scambiato informazioni su internet, con altre ho condiviso altri momenti di battaglia. Tutta gente che ha rinunciato a un week end di mare, studio, lavoro per ricordare la strage.

Alle 16.58 le agende rosse sono per aria, rispetto alla mattina siamo di più, siamo trecento, forse di più, fa caldo il sole picchia, il ricordo va a Paolo alla scorta.

Palermo non ha dimenticato quanto è successo, l’Italia nemmeno, infatte le stragi che hanno segnato l’inizio della seconda repubblica sono state rimosse. Dov’erano i palermitani?Dov’era la gente che non vuole la mafia?La gente onesta è davvero solo quelle che ho visto in piazza?Non voglio credere che sia così, penso solo che sono molte le persone sfiduciate. La colpa va a chi scredita i magistrati onesti, a chi intralcia e depista le indagini ma anche a chi pensa di fare antimafia meglio degli altri, a chi non sa fare fronte comune, a chi rimuove la lotta alle mafie dalle agende politiche, a chi manca in momenti come quello di ieri, a chi non fa corretta informazione e a chi sta in silenzio. E a tanti altri.

Ormai l’unica cosa che conta è l’immagine, tutti ragazzi e ragazze da copertina. Siamo pronti per la Repubblica dell’immagine.

DiDamiano Zito

Il collegamento tra piazza reale e piazza virtuale

Liberta e partecipazioneDopo piccoli problemi con il mio blog sono tornato on-line.

Veniamo a noi, blogger , facebookiani, lettori. Nel precedente post  ho scritto una lettera aperta a Filippo Facci che in un suo articolo ha detto che «i blogger o sono ragazzini o sono ragazzini dentro». Commenti a parte sulle frasi di Facci, credo che adesso tocca a noi migliorarci per non darla vinta “a lui e a quelli come lui“; non basta stare a piggiare tasti sulla tastiera, tasti che a volte prenderei a pugni per scrivere.Bisogna prendere coscienza, responsabilità e criticarsi dove necessario, io sono disposto a farlo mettendoci anima e corpo in questa battaglia contro chi tenta di imabavagliare i blog, youtube e tutte le piattafome di sharing in internet. Molti siamo a conocenza delle enormi opportunità che ci offre la rete. Amicizie, informazione, condivisione, appuntamenti, proteste, mail, links. Tra quelli che hanno capito che la rete è uno strumento libero, c’è chi tenta di limitarla e per questo ci indigniamo. Iniziamo a mandare mail, commentiamo, telefoniamo,  ma questo non basta, specie in un Paese dove il numero di utenti su internet diminuisce.

Ci sono momenti, quindi, in cui bisogna materializzarsi, spegnere due ore il pc, mollare la tastiera e scendere in piazza con gli altri per confrontarsi, per criticarsi, per chiedere qualcosa di concreto al legislatore, alzare la voce quando e dove necessario, alzare la testa! La rete non deve sostituire la piazza e la piazza non deve sostituire la rete. Entrambe sono piazze, una virtuale l’altra reale e il collegameno tra le due deve essere qualcosa di concreto, solido. Quel collegamento siamo noi, che dalla piazza reale siamo passati a quella virtuale, lasciandoci dietro milioni di persone ignari di quello che si viene a conoscenza nei blog e nei siti di libera informazione. Se interrompiamo questo collegamento commettiamo un errore davvero imperdonabile, saremmo complici della non-informazione. Per questo motivo non scrivere commenti o post in un blog per un giorno, non vuol dire non fare niente. La piazza reale aiuta a conoscerci meglio, serve per un confronto diretto, serve a riorganizzare le idee per ripartire il giorno dopo con nuovi post, serve a fare informazione con il volantinaggio, e ci rende partecipi, perché libertà è participazione.

C’è chi pensa che non scrivere per un giorno non sia corretto perché va contro il principio dell’informazione, allora io propongo a coloro che la pensano così di partecipare alle giornate di sciopero o di incontro per contribuire con la loro opinione in piazza e il giorno dopo di scrivere il solito post magari aggiungendo qualche considerazione sull’esperienza del giorno prima.

Sono sempre convinto che lo sciopero del 14 luglio sia riuscito, perché so benissimo che molti si sono “scollegati” dal mondo reale e che quindi la risposta tra mondo reale e virtuale non è direttamente proporzionale. Quello del 14 luglio è stato un inizio, la piattaforma ning di diritto alla rete deve continuare ad esistere e a contenere le sole informazioni necessarie alla protesta e alla contrapposizione al bavaglio che ci vogliono mettere. Per questo motivo vi chiedo di mantenere saldo il collegamento tra le due piazze, di non dimenticarvi di coloro che quotidianamente si devono assorbire come una spugna le (non) notizie del tg1.

Foto: Chiara Lalli (flickr)